Sono bastate due settimane di relativo allentamento della tensione per riportare l’ambiente calcistico messinese nella palude dei sottintesi, dei sussurri, delle lamentele sopite, dei complotti e delle manovre, al cui confronto le trame dei servizi segreti mondiali sono giochi di società per attempate signore inglesi dell’Ottocento.
Ci eravamo lasciti nell’antistadio del “Fresina”, con un manipolo di tifosi costretti a seguire le evoluzioni dei propri beniamini dietro un muro di cinta, la festa per la promozione in C spalmata in due giorni, limitata dalle paure post Covid e dal distacco della città che si infiamma solo per la Nazionale o per qualche trionfo delle squadre del Nord.
Il gruppo fatto da calciatori, staff tecnico e dirigenziale mischiato a Piazza Duomo con qualche centinaio di appassionati, le polemiche sui social per l’idioma usato nelle magliette celebrative, l’attenzione della bolla comunicativa sempre più angusta subito spostata sulla rivalità con l’altra squadra cittadina, impegnata a chiudere la stagione vincendo i playoff e puntando tutto sulla ammissione in serie C.
Le uscite del presidente Sciotto, in un paio di interviste rilasciate nell’immediatezza della vittoria, avevano fatto sperare che, finalmente, il patron dell’Acr avesse abbandonato i panni del “finto ingenuo” per assumere quelli dell’imprenditore tifoso che ha compreso l’importanza di costruire, passo dopo passo, una realtà sportiva capace di crescere e mantenere nel tempo le conquiste fatte sul campo.
Questa stagione nasce da un incontro casuale, propiziato da un allenatore chiamato a Messina per chiudere il campionato poi sospeso per il Covid. Pensabene fa il nome di Cocchino D’Eboli che incontra Sciotto insieme a Nucaro, poi lo convince a continuare la sua esperienza nel calcio dandogli l’opportunità di farsi affiancare da Carmine Del Regno come socio nell’Acr.
La formalizzazione del passaggio di quote (il 30%) a Del Regno, avviene in agosto 2020 e, conoscendo i precedenti della presidenza Sciotto, solo l’esistenza di un legame basato sui patti siglati davanti al Notaio e i relativi reciproci obblighi, mantenuti per i mesi seguenti, impediscono che, alle prime difficoltà, questo sodalizio saltasse, così come avvenuto in tutti i rapporti di collaborazione precedenti. Perché Del Regno era un socio, non un dipendente di Sciotto ed ha iniziato questa avventura senza accettare la proposta di rilevare l’intero pacchetto azionario proprio perché era molto più funzionale all’obiettivo di vincere a Messina un campionato di serie D, mantenere comunque la presenza di una proprietà che aveva superato anni complicati soprattutto nei confronti dell’ambiente calcistico, dai tifosi, alla stampa, fino alle istituzioni.
Senza indulgere in celebrazioni, la figura chiave di questo campionato è stata quella del direttore tecnico Cocchino D’Eboli, reduce da tre anni e mezzo di esilio dal calcio per una squalifica e motivatissimo nel volere costruire una macchina perfetta per portare a casa il risultato. Prima in modo distaccato, da fine settembre in prima persona, dopo la gara pareggiata a Marina di Ragusa con una presenza costante a Messina a fianco dei calciatori e dell’allenatore, salvato dalle ire dei due presidenti per qualche passaggio a vuoto, diventato intoccabile a partire dalla vittoria di Biancavilla. D’Eboli non sarà un dirigente sportivo in linea con i canoni estetici del cosiddetto “calcio moderno”, usa i social in modo maldestro, dialoga in modo schietto con i tifosi, non ama fare dichiarazioni roboanti sui media, se non quando deve smuovere l'ambiente, ma la dedizione con cui i calciatori del Messina e lo staff tecnico hanno lavorato da agosto 2020 a luglio 2021, in mezzo a mille complicazioni derivanti dall’emergenza Covid, ma non solo, è figlia diretta dell’opera di questo vecchio mestierante del pallone, capace, con una occhiata, di individuare pregi e difetti del suo interlocutore, ma soprattutto di rappresentare, per ragazzi di 18 anni e uomini ultra cinquantenni impegnati in campionati professionistici o nel limbo della serie D, un punto di riferimento credibile.
Il Messina edizione 2021-2022, che si affaccia di nuovo in serie C, è già nella testa del direttore D’Eboli almeno da marzo scorso, le condizioni per l’ingresso di un eventuale nuovo socio sono note agli interessati (Sciotto e Del Regno) anche da prima, prendere ancora tempo vuol dire solo non avere lungimiranza e peccare di presunzione affidandosi, di nuovo, al caso o alla testardaggine. E perdere tempo dà ossigeno a chi vede Messina ed il Messina solo come territorio franco dove poter esercitare la propria funzione di parassita.
La situazione è abbastanza chiara, tergiversare favorisce solo il gioco sporco.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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