“Ognuno ha ciò che si merita” è il mantra che Sasà Sullo ripeteva quando divenne una icona del calcio a Messina, capitano giocatore, ma anche non giocatore, nell’ultimo periodo in cui difese ed onorò la biancoscudata in campo e fuori. Però, dire che il Foggia abbia meritato di battere il Messina ieri allo “Zaccheria” appare un tantino esagerato, perché, fino al momento in cui Merkaj allo scoccare del minuto 85, ha schiacciato di testa alle spalle di Lewandoski un pallone crossato da Curcio, se ci fosse stata una squadra meritevole di passare in vantaggio e portarsi a casa i tre punti avrebbe avuto la maglia gialla (a proposito, siamo sempre in attesa di vedere la squadra vestire la biancoscudata, particolare trascurabile, o, forse, no, chissà...).
Il “magister” Zeman, come lo chiamano i colleghi foggiani, d’altra parte, per amissione dello stesso Curcio ai microfoni di Eleven Sport, a fine gara, ha apostrofato il proprio numero dieci dicendogli che “non avevano fatto calcio”, e sicuramente valuterà in modo adeguato la prestazione degli uomini guidati in panchina dal collega Sullo.
Ma, come, invece, recita un detto riportato in diverse occasioni dall’attuale dg dell’Acr, “i maccheroni riempiono la pancia”, e, quindi, Zeman ringrazia dopo aver consumato un lauto pasto, mette in saccoccia tre punti, alimentando l’entusiasmo di una piazza che, ieri sera, ha venduto tutti i 6000 tagliandi disponibili, sostenendo i propri beniamini per l’intera durata del match. Realtà ancora lontana anni luce da quella che viviamo dalle nostre parti, dove l’importanza del ritorno tra i professionisti e la possibilità di costruire una realtà sportiva credibile e duratura non è stata ancora colta, visto il permanere di tare e tabù ancora lontani da essere risolti.
Seguendo la gara sugli schermi, comunque, il Messina lascia una impressione piuttosto contraddittoria, ma preoccupa il ripetersi costante dello schema in cui la squadra passa in vantaggio o crea occasioni, viene rimontata e poi scatta il rosario di recriminazioni o le ammissioni di colpe e responsabilità da parte dei protagonisti.
Mister Sullo (voto 6) nel caso specifico aveva anche studiato un piano partita corretto per mettere in difficoltà il Foggia zemaniano, capace solo a sprazzi di dare ritmo e velocità alla fase offensiva, e dimostrando di avere escogitato in corsa un piano B (palla lunga e ricerca della profondità) per adattarsi alle condizioni pietose del manto erboso allo “Zaccheria”. La gestione delle sostituzioni risponde alle logiche legate alla possibilità di giostrare 5 cambi ma obbligati nei tre cosiddetti “slot”, per cui si rinuncia ad elementi un tempo inamovibili, se non per infortuni gravi, al primo problema fisico o al minimo sentore di “debito di ossigeno”. Era già capitato a Pagani (due centrali fuori tra il 4-1 e il 4-2), si è ripetuto ieri al momento in cui Sarzi Puttini si ferma e il mister ne approfitta per fare entrare non solo il sostituto naturale Goncalves, ma anche Konate per Damian. Meno eclatante, invece, l’uscita della coppia di attaccanti con due forze fresche che, invece, hanno fatto rimpiangere i titolari, restando fuori dalla contesa proprio nel momento più determinante.
Il confronto con l’incidenza della panchina foggiana è impietoso, pur considerando nel modo giusto la componente fortuna, molto importante in questi casi. Non positivo nemmeno il fatto che le avversarie sfruttano il minimo errore mentre il Messina è molto più generoso, evento verificatosi anche contro il Foggia che ha concesso più di uno svarione in fase di costruzione della manovra. Zeman dice che si impari più dalle sconfitte rispetto alle vittorie, quindi, resta la prestazione di buon livello dimostrata per larghi tratti della gara in terra pugliese, con l’auspicio di non ripetere errori di distrazione, poca cattiveria agonistica o scarsa applicazione che vanifichino il lavoro fin qui portato avanti.
Tra i sedici calciatori impiegati ieri emerge Fofana (7), instancabile nel chiudere gli spazi e anche a proporsi, con la sola piccola macchia del passaggio scontato a Konate invece della apertura in avanti dal quale nasce il gol del sorpasso rossonero.
Bene, fin quando restano in campo, il duo di attaccanti, perché Vukusic (6,5) segna un gol da vero attaccante di razza, ma, così come il suo compagno di reparto Baldè (6,5) è funzionale ai meccanismi del collettivo schermando le linee di passaggio al regista foggiano Pettermann, neutralizzato per tutta la partita. Entrambi si propongono anche come sponda dei centrocampisti, ma non riescono a metterci la cattiveria giusta nelle occasioni in cui potrebbero battere a rete nella prima parte della ripresa. Di spessore anche la prova di capitan Carillo (6,5), che riesce a non farsi condizionare dal giallo preso dopo appena 3’, mentre delude l’altro centrale difensivo Fantoni (5) frettoloso nei rilanci spesso preda dei centrocampisti per ripartenze potenzialmente pericolose, così come i laterali Morelli (5,5) e Sarzi Puttini (5), mezzo punto in più al primo per l’anticipo con cui avvia l’azione del gol per l’illusorio vantaggio. Lewandoski (5,5) appare in ritardo sul pareggio, fa due parate ottime di piede, poi subisce i gol decisivi senza particolari colpe.
Damian (5,5) stenta a carburare, sembra più a suo agio nel 4-3-3 abbozzato nel secondo tempo, quando, per affiancarlo entra Marginean (6). Il rumeno sostituisce Catania (5) poco cercato dai compagni, e si dimostra intraprendente. La stanchezza dell'ex ternano è la causa per la sua sostituzione, al 77’, con Konate (4,5) determinante, suo malgrado, in negativo. Male anche Adorante e Russo (5 per tutti e due), entrambi impalpabili nei 25 minuti concessigli da Sullo, quando avrebbero dovuto dare la spinta decisiva per provare a vincere. Più volitivo, invece, Goncalves (5,5) che almeno cerca di non strafare e dare una mano nelle due fasi.
Sconfitta pesante, quindi, che lascia l’amaro in bocca e potrebbe avere ripercussioni nell’autostima di una squadra che, dai prossimi tre impegni, dovrà trovare un minimo di continuità per dare nutrimento ed humus al raggiungimento dell’obiettivo stagionale di una salvezza tranquilla con qualche soddisfazione. Il rodaggio non può essere infinito.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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