In un villaggio viveva un pastorello che, ogni giorno, portava le pecore a pascolare. Poiché si annoiava molto, decise di fare uno scherzo agli abitanti del villaggio. «Al lupo, al lupo!» cominciò a gridare. I contadini del villaggio accorsero con forconi e randelli, ma una volta nel prato non videro nessuno.
Il pastorello rideva a crepapelle: «Era uno scherzo, e ci siete cascati tutti!» Il giorno dopo ripeté lo scherzo: i contadini arrivarono di corsa al prato ma si accorsero che si trattava di un altro scherzo del pastorello, che si era preso gioco di loro per la seconda volta. Un giorno, all’improvviso, arrivò un intero branco di lupi. Il pastorello cominciò a gridare: «Al lupo, al lupo!». I contadini, però, pensarono che si trattasse del solito scherzo e rimasero al loro posto. Così, i lupi fecero strage di pecore e agnelli senza che nessuno li disturbasse.
TRA ESOPO E EDIPO - Questa è la versione molto ridotta di una favola attribuita a Esopo, scrittore greco vissuto tra il 7° e il 6° secolo a.C., divenuta un vero classico per i bambini, ma spesso dimenticata dai grandi.
Si tratta di un testo adattabile alla situazione del calcio a Messina, visto che, ormai da quasi 20 anni, ciclicamente, si annuncia la fine della ennesima società creata dopo l’ennesimo fallimento e questa giunge nel momento in cui, da qualunque altra parte, si sarebbero create condizioni abbastanza favorevoli per sopravvivere e trarre slancio da questo evento.
Ma questa è la piazza in cui, nel 1993, non si presentò una fidejussione di 400 milioni di lire dopo aver conquistato la salvezza in C1, rischiando la vita ad Ischia per portare a casa uno 0-0, si perse la serie A malgrado ci fossero società con 12 punti di penalizzazione, si retrocedette in serie D ai playout contro una squadra già morta, si ruppero le scatole alla Vibonese in uno scontro diretto per la salvezza, per poi sparire nel silenzio generale, per non parlare delle rinunce alla B o dei tentativi di creare una alternativa morti per cercare di sfruttare l’ingenuità di un De Leo o per andare dietro alle favole degli uomini con accento del Nord incapaci di utilizzare il regalo di un ripescaggio, che credevano di avere trovato terreno fertile per i propri tentativi arditi di svoltare nella vita. Senza volere ricordare a tutti che, dal 2008 a oggi, il massimo risultato ottenuto da società interamente gestite e finanziate da messinesi nati e residenti nella nostra città è stata una salvezza in serie D ai playout, giocata in casa per una pec mandata in ritardo.
PATOLOGIE CRONICHE - Purtroppo, in questa stagione 2024-25, si stanno creando i presupposti per vedere, ancora una volta, il suicidio sportivo di una realtà calcistica che rappresenta il Messina nei professionisti, quando il campionato nel quale milita ha già, quasi sicuramente, due protagoniste destinate alla retrocessione.
I segnali sono abbastanza chiari e, come nelle altre occasioni già viste in 31 anni di storia pallonara in salsa peloritana, il tutto avverrebbe nel silenzio generale di istituzioni ed ambiente, ampiamente esasperato dopo le ultime sette stagioni e mezzo in cui è avvenuto di tutto, fino al dopo partita di ieri, già analizzato oggi su questa testata.
BALLA COI LUPI E COI DEMONI - Le prossime ore saranno determinanti per capire quale sarà il destino del Messina nell’immediato, perché non è affatto scontato che, in assenza di segnali in extremis da parte dell’AAD Invest Group o da qualche altro acquirente dell’ultimo momento, Pietro Sciotto possa far fronte ai costi per emolumenti dei dipendenti relativi ai mesi di settembre e ottobre.
A proposito della favola di Esopo, è ovvio pensare subito all’urlo del pastorello che voleva mettere paura agli abitanti del villaggio, ma, al di là se davvero stavolta la minaccia sarà effettiva, quali sono le prospettive del calcio a Messina?
Il presidente della LegaPro Marani come prenderà atto che, nel girone C della tanto decantata serie C, già a dicembre saranno noti i nomi delle tre squadre retrocesse, con inevitabili conseguenze sulla credibilità del campionato e sulla possibilità di quotare le gare previste in calendario se non presso le “peggiori ricevitorie di Caracas” (nulla contro la capitale del Venezuela, ma è solo la citazione di una pubblicità in voga negli anni 80)?
L’impressione lasciata dalla partita persa ieri a Biella, richiama sinistramente l’ultimo campionato della cosiddetta “era Lo Monaco”, quando i pericoli per il Messina venivano al momento in cui i giocatori biancoscudati avevano la palla tra i piedi e non se il possesso era in favore degli avversari. Varchi spalancati da errori madornali, a cui, nello stadio piemontese, si sono aggiunte palle gol non concretizzate per assoluta mancanza di cattiveria. Atteggiamento rassegnato nel secondo tempo come contro il Foggia, totale arrendevolezza dopo aver subito il primo gol, considerato, evidentemente, un ostacolo troppo alto da affrontare per questo gruppo ormai svuotato di qualsiasi motivazione.
D’altra parte, se tutto attorno a te assume i contorni del nulla, i calciatori sono specchio fedele e non ti salva da questa incertezza di fondo nemmeno la consapevolezza di non rischiare il proprio stipendio, visto che, da 7 anni e mezzo, si paventa questa ipotesi praticamente quasi ad ogni scadenza anche se la società non ha mai subito un punto di penalizzazione. Ma la percezione è tutt’altra, qui a Messina e in tutto il calcio italiano e non è colpa solo di stampa, tifosi e denigratori vari, ma principalmente di una proprietà mai in grado di fare tesoro dei propri errori e pensare solo a come costruire, invece di fabbricare alibi per sé stessi e per tutti coloro i quali lavorano per te.
SBIELLATI - Scrivere pagelle o valutazioni del Messina per la partita persa 2-0 contro una Juve Next Gen che cambia gli equilibri facendo entrare un calciatore (Afena Gyan) cui basta avere una autonomia di 20’ scarsi per incidere, sarebbe puro esercizio di stile, considerando che i biancoscudati sono in grado di stare nel match non più di un tempo.
L’unico che tenta di metterci corsa, inventiva, voglia di far male, nelle fila giallorosse, è Petrungaro (6), che, questa volta, non viene messo fuori dal campo dal tecnico, ma spostato 40 metri indietro sulla fascia, nel momento in cui serviva recuperare il punteggio. Malgrado ciò, l’unico tiro in porta che impegna il portiere avversario ha la firma del numero 11, poi Garofalo spreca toccando maldestramente col ginocchio.
Voto sufficiente anche per Krapikas (6) che si oppone nel primo tempo alla botta di Faticanti, ma poi resta inerme sul cross di Afena Gyan, bucato da Rizzo (5) e giunto, lemme lemme, sui piedi di Guerra.
Determinante, nell’occasione, la cappellata gigantesca di Damiano Lia (5), che si inventa una inutile ruleta perdendo palla e lanciando la ripartenza bianconera da cui scaturisce l’ 1-0. L’errore che spacca la partita in due mette un accento negativo alla prova del ragazzo di Lentini, sempre pronto a correre sulla fascia, ma poi troppo impreciso quando si tratta di mettere al centro almeno un cross degno di tal nome.
Il resto della truppa dimostra impegno adeguato per un allenamento infrasettimanale, alcuni messi fuori posizione (Salvo, voto 5,5), altri letteralmente con la testa altrove. Emblematica l’azione che porta al tiro (minuto 58 risultato 0-0) Frisenna (5), perfetta nei tempi di gioco e inserimento, coronata da una conclusione troppo morbida per poter far male. Disarmante la facilità con cui Marino e Manetta (voto 5 per entrambi) si fanno saltare da Gyan sui due gol senza opporre resistenza, la evanescenza di Petrucci (5), Garofalo (5) mai impattante, Anatriello (5,5) prigioniero della sua troppa voglia di mettersi in mostra.
Infine, un velo pietoso sulle “forze” pescate dalla panchina, partendo dal 2006 Adragna (5) che adesso forse spererà in una chiamata da parte del suo estimatore Pavone a casa propria (Trapani) per poter giocare senza pensare ad altro, passando per Cominetti (4,5), ennesima prova da fantasma, fino allo scolaretto Morleo (5), bravo a fare il compitino con svogliatezza. Unico a metterci “cazzimma” è Anzelmo (6), al quale auguriamo di poter avere un’altra chance tra i professionisti in un ambiente diverso, oppure anche qui a Messina, se avverrà l’ennesimo miracolo.
Perché salvare questa squadra sarà un miracolo simile a quello fatto due campionati fa, con soli 11 punti dopo 20 partite, visto che, adesso, le motivazioni per tentare un altro recupero nel girone di ritorno non sembrano esserci più. In nessuna componente, interna o esterna alla società, al gruppo squadra e all’ambiente. E anche il normale rispetto delle scadenze da adempiere non servirà, da solo, a rendere meno cupa la situazione.
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