Alla vigilia, sembrava potesse essere l’ennesimo bivio di questa fase della stagione, in cui una sconfitta avrebbe potuto seriamente compromettere una situazione già complicata, mentre con una vittoria, si sarebbe seminato, nel migliore dei modi, la possibile rimonta durante il girone di ritorno. Invece, come spesso capita nel calcio, Messina-Catania è finita con un risultato che rimanda a mercoledì prossimo, nella sfida con la Paganese, i toni dello “spareggio”, anche se le indicazioni venute dal freddo pomeriggio domenicale vissuto al “S.Filippo” sono meno deprimenti, o “gattopardesche”, di quanto dica la classifica attuale, che recita ancora ultimo posto, in condominio con la Vibonese, a sua volta vicina, addirittura, alla vittoria nella sfida del “Ceravolo” contro un Catanzaro sempre incompiuto nel ruolo di assoluta protagonista del torneo.
Il resoconto dei biglietti venduti, tutti in prevendita, visto che i botteghini, a Messina, sono chiusi da almeno un paio di anni, al di là del Covid, parla di poco più di mille spettatori paganti, cui aggiungere i ragazzi delle giovanili, presenti in tribuna, gli accrediti e qualche presenza “pesante”, a partire da mister Novelli e dal suo fido secondo Ciardiello, tornati a Messina per vedere all’opera dal vivo i biancoscudati. Nei prossimi giorni ne sapremo di più, così come di qualche altro ritorno sugli spalti da parte di imprenditori o dirigenti più volte accostati o all’interno delle diverse società calcistiche susseguitesi nella nostra città nel corso degli ultimi 15 anni.
Intanto, in panchina, siamo passati da un Ezio all’altro e il buon Raciti non sfigura nel confronto con chi lo ha preceduto, malgrado il numero di presenze in serie C parli di 567 a 22 in favore del tecnico nato a Salerno ma cresciuto a Pescopagano in provincia di Potenza. Un 6,5 pieno, quindi, va a mister Raciti, che, alla fine, si rammarica di non essere riuscito a ripetere l’exploit del 20 gennaio 2019, quando, alla guida del Siracusa, sconfisse 2-1 il Catania. La rete di Sipos a poco più di 10’ dal 90° impedisce il perpetuarsi di questa tradizione positiva nei confronti della squadra della sua città natia, ma occorre riconoscere all’allenatore della Primavera biancoscudata equilibrio nelle dichiarazioni pre e post partita e, soprattutto, nelle decisioni prese durante i 96 minuti del derby, partendo dal presupposto che, con la posizione di classifica e il momento societario in evoluzione, non fosse davvero facile mantenere in primo piano il campo.
Difficile individuare il migliore tra i biancoscudati, per motivi opposti rispetto a quanto visto negli ultimi, sciagurati, 44 giorni prima del cambio di allenatore. Ieri, infatti, il Messina è sembrato una squadra, o almeno ha iniziato il processo che può portare alla costruzione di una squadra ed appare paradossale dirlo dopo un intero girone di campionato, ma, di fatto, questo è stato il principale problema stagionale, all’interno del terreno di gioco, ma non soltanto, perché il deteriorarsi del rapporto tra proprietà e dirigenza nasce proprio dalla carenza di risultati.
Ogni partita vive di momenti particolari e questa regola si può applicare anche al derby di ieri. I primi 19 minuti di marca rossoazzurra, con i biancoscudati timorosi, che, però, alla prima azione degna di questo nome costruita con una fitta rete di passaggi partita dalla fascia destra, proseguita attraverso il coinvolgimento di tutti gli uomini del centrocampo, arrivano al gol. Merito di tutti gli elementi coinvolti, ma la finalizzazione di Rondinella fa scattare mezzo voto in più per l’esterno nato a Casoria, 6,5 per lui che sia di incoraggiamento nel prosieguo della stagione. Buona anche la prova di un altro “desaparecido”, Fantoni (6,5), per più di due mesi escluso da qualsiasi possibilità ed oggi ritrovatosi titolare in una gara come Messina-Catania al cospetto del supercannoniere Luca Moro, considerato, alle falde dell’Etna, alternativamente come il vero erede di Gigi Riva o il nuovo Lewandoski (l’attaccante del Bayern, non il portiere del Messina). Il difensore di proprietà del Vicenza non sembra risentire della pressione, si disimpegna bene e risulta tra i migliori in campo. Si parla di Rondinella e Fantoni, ed ecco che appare naturale passare a chi, con Capuano, era considerato alla stregua dell’ “uomo invisibile”, ovvero Iulius Marginean, classe 2001, nato a Zlatna, in Transilvania, titolare nell’Under 20 rumena, ex capitano del Sassuolo Primavera, degno di stare in campo solo 9 minuti dal 17 ottobre ad oggi. Nella mezz’ora concessagli da Raciti, il numero 24 biancoscudato conferisce muscoli e sostanza al centrocampo e, al 78’, segna il gol del 2-1 con un controllo e tiro in area rossoazzurra di tutto rispetto, meritando anche lui il 6,5. Quasi tutti gli altri elementi impiegati nelle file del Messina dall’inizio restano sulla sufficienza, ad esclusione di Lewandoski, Mikulic e Carillo fermi al 5,5.
Il portiere è sfortunato in occasione del primo gol subito, anche se tenta di intervenire su un pallone chiaramente non alla sua portate, mentre appare in ritardo la sua uscita sul 2-2, ma a suo favore vanno le parate del primo tempo sul colpo di testa di Claiton e sul tentativo di lob da parte di Moro.
Il difensore croato, messo in campo dopo il riscaldamento per il dolore accusato da Goncalves, dà l’impressione sempre di essere in ritardo, ha la necessità dell’aiuto da parte del suo compagno di reparto più vicino e non riesce a dare nessun apporto in fase di costruzione della manovra.
Il capitano macchia una prova di assoluto valore nella cura dello spauracchio con la maglia 24 rossoazzurra, svirgolando il rinvio e sistemando involontariamente la palla sui piedi di Sipos per la traversa da cui nasce il tocco vincente di Albertini. Manca, inoltre, la sua copertura sul centravanti croato che fissa il risultato finale con un tocco troppo facile nell’area di una squadra alla caccia della vittoria per uscire dalle sabbie mobili della bassa classifica.
Il centrocampo biancoscudato sfodera una prova dignitosa, pur senza riuscire a dare la marcia in più indispensabile per portare a casa i tre punti. Fazzi (6) a sinistra gioca con dedizione e forza per mezz’ora, poi si sposta dalla parte opposta e, paradossalmente, essendo il suo ruolo naturale, non riesce a dare il massimo. Simonetti (6) gioca bene nella sua posizione quasi naturale di interno, costringe Raciti a metterlo fuori nei minuti finali, perché il terzino sinistro proprio non riesce a farlo. Damian (6) si batte nella tonnara della parte centrale del campo però resta anche lui a metà del guado, così come gli è capitato molte volte in questa prima parte di campionato. Fofana (6) sembra maggiormente a suo agio rispetto ad altre prestazioni in cui aveva un po’ staccato la spina.
Il settore più avanzato, come è ovvio, risente positivamente dell’atteggiamento maggiormente propositivo tenuto dalla squadra anche se Adorante e Balde non arrivano mai alla conclusione dentro lo specchio della porta. Sufficienza per entrambi, ma solo in base all’impegno che mettono su ogni pallone, perché le indecisioni alla fine del primo e del secondo tempo non appartengono al bagaglio tecnico di chi vuole fare l’attaccante, seppure in serie C.
Insieme a Marginean, dalla panchina, dopo un’ora di gioco, entra Russo (5,5), ma l’impatto dell’attaccante campano non è lo stesso del suo compagno. Corre tanto, recupera qualche pallone interessante, tenta la giocata, ma non gli riesce mai e, ancora una volta, si intestardisce a battere una punizione dalla media distanza, sprecando l’occasione in modo troppo presuntuoso. Gli altri subentrati (Celic, Konate e Distefano) hanno pochissimi istanti a disposizione in campo per poterli valutare.
Allo stesso modo, trarre da questo derby indicazioni probanti sul futuro del Messina sembra esercizio abbastanza arduo, perché molto dipende dalla prestazione, ma soprattutto dal risultato che scaturirà dalla sfida contro la Paganese tra due giorni. Una vittoria, e le decisioni contemporaneamente in itinere da parte della proprietà su staff dirigenziale e tecnico, dovranno essere le fondamenta per consentire, prima possibile, di raggiungere la salvezza e, quindi, pensare ad un futuro meno precario.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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