La conferenza stampa di giovedì mattina ha forse segnato uno spartiacque definitivo nella esperienza di Pietro Sciotto alla guida del Messina, se non altro perché ha colpito in modo durissimo proprio quella parte di tifosi biancoscudati rimasti vicini alla squadra e presenti in gran numero, meno di una settimana fa, al “Franco Scoglio”, nel ritorno dei playout deciso dal gol di Ragusa dopo 83’ e da quell’ultimo quarto d’ora in cui è sembrato che tutti gli eventi spingessero a favore della salvezza, al di là dei meriti rispetto all’avversario.
Si era detto di non sprecare questo “regalo degli dei del calcio”, ma, invece, l’ambiente è ripiombato nell’ormai ciclico loop negativo che caratterizza quasi tutti i periodi post campionato da 18 anni. Le fasi sono ormai a perfetta conoscenza di coloro i quali hanno un minimo di memoria: il presidente di turno annuncia il proprio disimpegno, seguono una serie incontrollata di voci su acquirenti, quasi sempre celati dall’anonimato, sotto forma di cordate, gruppi finanziari, fondi, investitori provenienti dalle più svariate parti del mondo; lo specchio deformante dei social trasforma il singolo tifoso in esperto di trattative societarie, coinvolgendo parti delle famose componenti ambientali in portavoce occulti, quando non sensali animati da spirito di volontariato per sostenere proposte più o meno formalizzate, diffondendo voci su pretese della parte venditrice totalmente sproporzionate rispetto al valore della società, nella vulgata popolare sempre più vicino allo zero in ragione del grado di contestazione, quando non di odio, nei confronti di chi ha dichiarato di voler passare la mano. Le esperienze passate, partendo dal 1993, passando per il 2008, e, infine arrivando al 2017, non hanno insegnato nulla e le urla più forti vengono sempre da chi sostiene la posizione del “meglio niente”.
Prescindendo dalle considerazioni sul perché, a Messina più che in altre piazze, la storia tende a ripetersi in modo inquietante, si può solo ipotizzare quali siano gli scenari individuabili in base agli elementi conosciuti in questo momento.
IL MESSINA NON SI ISCRIVE - Ipotesi non esclusa dal presidente Pietro Sciotto nel corso della conferenza stampa, ma non necessariamente legata a un fallimento oppure alla scomparsa del titolo, visto quanto accaduto con l’Acr nel 1993, con l’FC nel 2008 e anche con la società non ammessa in LegaPro meno di sei anni fa. Senza volere entrare nei meandri del diritto sportivo, si tratta di una possibilità che, presentandola in modo poco tecnico, prevederebbe che la proprietà attuale chiuda le pendenze relative alla stagione appena conclusa riguardanti i tesserati, parzialmente coperti dalla fidejussione depositata al momento della iscrizione. Ciò in quanto gli incrementi degli importi posti a garanzia del budget impiegato durante il campionato sono stati svincolati avendo la proprietà pagato gli stipendi, a eccezione di quelli che scadranno il prossimo 16 giugno, inclusi i contributi.
Esiste, poi, come per quasi tutte le società calcistiche, una rateizzazione decennale del debito per contributi e ritenute fiscali dei tesserati concessa per l’emergenza Covid. Utilizzando la fidejussione di 350.000 euro ancora esistente si potrebbe ottemperare a quanto dovuto ai tesserati, mentre il problema per il rappresentante legale dell’Acr Messina srl Pietro Sciotto nascerebbe dal debito verso Agenzia delle Entrate e verso gli Enti Previdenziali, in quanto potrebbe esserci istanza di fallimento e, comunque, esiste una responsabilità penale da non trascurare per chi, come l’imprenditore di Gualtieri Sicaminò, comunque, ha una attività fiorente e una reputazione a livello nazionale. In ogni caso, non ci sarebbero i tempi per una dichiarazione di fallimento e, nel frattempo, la mancata iscrizione in Legapro potrebbe comunque consentire la collocazione del Messina in una categoria inferiore, non certamente in D, più probabilmente in Eccellenza. Una eventualità, volendo essere maligni, che aprirebbe una chance a chi magari non se la sente di farsi avanti per impegnarsi nel professionismo, ma potrebbe essere allettato da un torneo con meno costi da affrontare con la continuità rispetto alla squadra esistente. Una riedizione in piccolo della vicenda già vissuta nel 2008, con la variante che, in questo caso, ovviamente, non sarebbe la famiglia Sciotto ad accollarsi l’onere della prosecuzione. Considerando il coinvolgimento del sindaco, si tratterebbe della certificazione istituzionale riguardo alla incapacità, per la città di Messina, di sostenere un campionato professionistico nel calcio con proprie forze e di attrarre investitori.
ARRIVANO I NOSTRI – Il sindaco Basile ha più volte ribadito che il coinvolgimento da parte dell’attuale patron del Messina ha un “carattere simbolico”, e attende un incontro con Sciotto per poter comprendere meglio il merito della questione. Il suo ruolo, secondo quanto affermato ieri in conferenza stampa da Pietro Sciotto, è quello di “garante” ma solo della reale intenzione, da parte della proprietà Acr, di volere vendere le quote azionarie. Una mossa per evitare le chiacchiere, ma, in questo modo, non si comprende fino a quanto Basile possa entrare nel merito di una eventuale trattativa, fermo restando che, ancora, siamo fermi a una proposta formalizzata nei confronti del Messina e per la quale c’è un accordo di riservatezza tra le parti. Ormai da mesi, si susseguono le voci, ma, in assenza del materializzarsi di almeno uno di questi gruppi o di qualche mister X, non sembra opportuno fare ipotesi e, quindi, ci dobbiamo affidare a quanto stabilito dall’articolo 20bis delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF).
LE GARANZIE – Infatti, non è più il tempo in cui si può affermare “chiunque, anche il peggiore imbroglione piuttosto che … “(riempire i puntini con il nome di qualunque presidente alternatosi alla guida del Messina dal 1993 ad oggi, per limitarsi ai tempi moderni). Infatti, c’è un articolo delle NOIF che definisce i criteri per le “Acquisizioni e cessioni di partecipazioni societarie in ambito professionistico”, che qui non riportiamo in modo analitico (potete utilizzare il link)
Riportiamo solo il primo comma, che così recita: “Le acquisizioni di quote e/o azioni societarie per atto tra vivi o mortis causa, ovvero mediante sottoscrizione di aumento di capitale che determinino una partecipazione in misura non inferiore al 10% del capitale di una società sportiva affiliata alla F.I.G.C. ed associata ad una delle Leghe professionistiche (di seguito: Acquisizioni), potranno essere effettuate soltanto da soggetti che soddisfino gli specifici requisiti di onorabilità e di solidità finanziaria previsti dai commi successivi (di seguito: requisiti). I requisiti dovranno essere soddisfatti anche dai soggetti che detengano il controllo delle persone giuridiche che acquisiscono la suddetta partecipazione o che subentrino nel controllo delle persone giuridiche che abbiano una tale partecipazione. Nel caso in cui gli acquirenti mortis causa siano più di uno, ciascuno di essi dovrà rispettare i requisiti. Qualora l’acquisizione della partecipazione sia effettuata da una società neocostituita, i requisiti dovranno essere soddisfatti da tutti i soggetti partecipanti alla nuova società. Detti requisiti dovranno essere soddisfatti anche dai soggetti che detengano il controllo delle persone giuridiche che partecipano alla nuova società."
Si tratta di requisiti di onorabilità, certificati dal casellario giudiziale, di solidità finanziaria, con documentazione acquisita da istituti di credito e sotto verifica di una Commissione appositamente costituita. Non si tratta, quindi, di pretese supplementari della parte venditrice, ma di premesse indispensabili per ottenere l’iscrizione. Una precisazione da fare, di fronte alle tante urla ascoltate in piazze telematiche e non solo.
RICHIESTE E PRETESE – Ogni trattativa parte da posizioni diverse e può concludersi con reciproca soddisfazione, ma, di sicuro, nel caso del passaggio di quote in una società calcistica entrano fattori diversi da quelli di un semplice rapporto commerciale. Il Messina non ha un patrimonio cospicuo, poiché non possiede immobili, centri sportivi, e ha solo i cartellini di alcuni calciatori sotto contratto in prima squadra e nelle giovanili, tra l’altro con valutazioni piuttosto aleatorie su un mercato asfittico come quello della serie C. Quindi, il prezzo può riguardare solo il titolo sportivo di una squadra di serie C che si chiama Messina, considerando quanto costerebbe vincere un torneo nella categoria inferiore, ma non solo seguendo questo criterio. Fare questioni dall’esterno sul quantum sarebbe un esercizio di presunzione e, quindi, riguarda solo le parti in causa. A tutti i protagonisti di questa vicenda, però, chiediamo di portare rispetto alla storia calcistica di una città e ai tifosi, perché speculazioni o manipolazioni sono cose già viste a queste latitudini e se si ripeteranno, qualificheranno subito attori, comparse e mezze figure. Invece, qui servono protagonisti e persone coraggiose, anche un po’ incoscienti, per rompere i circoli viziosi e dare anche a Messina la possibilità di vivere il calcio con gioia e non con sofferenza.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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