La vigilia di una partita come quella che domani andrà in scena al “Franco Scoglio” non può avere le caratteristiche del “sabato del villaggio”, perché non è una finale con una coppa in palio o una promozione da conquistare, ma ha il sapore dell’ultima spiaggia per evitare di precipitare negli inferi del dilettantismo, ancora una volta.
In verità, lo è per una sola parte, quella del Messina, in quanto la Gelbison, alla fine, è una realtà che, in caso di sconfitta, chiuderebbe così il miglior momento della propria storia sportiva, e avrebbe risorse, forze e volontà di programmare una pronta risalita prendendo spunto dagli errori commessi in questo esordio tra i professionisti.
Per il Messina, invece, vincere domani coronerebbe il percorso del gruppo squadra biancoscudato, iniziato subito dopo l’Epifania 2023, quando giocare una sfida di questo tipo era l’obiettivo conseguente alla decisione di mettere in atto una rivoluzione tecnica basata sull’investimento economico per acquistare calciatori di qualità e carattere, garantendo loro un contratto fino a giugno 2024, oltre all’ingaggio di un direttore sportivo come Pasqaule Logiudice, conoscitore della categoria e con un passato nel quale si era trovato a gestire ricostruzioni in piazze ambiziose come Castellammare di Stabia e Catanzaro, oppure ottenere la salvezza in realtà con un seguito importante, in ultimo Andria.
Un segnale importante dato dalla società, in primis dal presidente Pietro Sciotto, anche in ottica futura, la cui valenza è sfumata con il passare delle partite, paradossalmente messa in secondo piano dai risultati positivi, dai mancati match point per evitare il post-season, producendo un latente malcontento, poca tolleranza, un clima sempre più tendente alla ricerca di alibi, in larga parte fondati su elementi reali, ma altamente pericolosi in ambito sportivo.
Resta la sensazione che le ultime settimane a cavallo tra la fine del campionato e questa coda dei due spareggi salvezza siano state vissute con timore dalla squadra, in maniera quasi irreale da tutto l’ambiente, ma soprattutto, e questo resta un punto da analizzare in modo il più possibile freddo e obiettivo, con un senso generale di precarietà, da parte di chi ha la responsabilità, prioritaria su tutto, di lavorare sul terreno di gioco per ottenere lo scopo primario di tutto questo apparato: mettere il pallone all’interno di una porta delimitata da pali dalle dimensioni di mt 7,32 x 2,44.
Alla fine, conta solo quello, tutto il resto viene dopo, a partire dalle strategie o dagli scenari più o meno foschi, prospettati per strada, in qualche salotto o locale pubblico, nei corridoi degli stadi, oppure, ancora peggio, dentro quei frullatori di menti e coscienze rappresentati dai social o dalle chat degli smartphone.
Domani ci sarà una partita senza appello, da affrontare con lo spirito giusto, per tutti i 90’ e nel recupero, senza mai perdere la calma o lasciarsi prendere dal momento o dal singolo episodio, senza pensare al prima o al dopo, alle proprie paure, alla convenienza del singolo, ma sfruttando tutte le risorse a propria disposizione, indipendentemente dai sacrifici, dalle complicazioni, dai mille ostacoli o fastidi vissuti durante i mesi scorsi, causati da pressapochismo o poca attitudine a dare e assumere compiti e responsabilità precisi all’interno dell’organigramma di una società di calcio, a tutti i livelli. Forse sarà una fortuna dover pensare solo a vincere, perché si peserà in modo inequivocabile la capacità degli uomini con maggiore esperienza di guidare i compagni e farli rendere al massimo, così come accaduto più volte durante le 19 partite che hanno preceduto quella di domani, ma, da quando il signor Bonacina fischierà a quando lo farà per tre volte decretando la fine, servirà mantenere aggressività, cattiveria, ma anche freddezza ai livelli massimi per gestire i momenti decisivi e quelli difficili.
Solo una vittoria darà domani pomeriggio il diritto a ciascuno dei protagonisti di rivendicare i meriti dell’impresa sportiva e, a chi li ha affiancati o diretti, la possibilità di chiarire e definire i contorni di questa stagione agonistica. Intanto, bisogna giocarla, questa partita, per una volta, se non è pretendere troppo, tutti insieme. Forza Messina, sempre.
Autore: MNP Redazione / Twitter: @menelpallone
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