Il pareggio di ieri del Messina, all’interno di un campionato “normale” sarebbe stato derubricato tra quei risultati maturati principalmente per le tante occasioni sprecate da una squadra, quella biancoscudata, a fronte della tenacia dimostrata sul campo dall’avversario. Invece, il punto ottenuto diventa amarissimo in un ambiente che vive anche questo campionato quasi seguendo il canovaccio della scorsa stagione, con il Messina nei bassifondi della graduatoria, pochissimo pubblico sugli spalti, la contestazione della tifoseria al presidente Sciotto e la percezione di un generale stato di insoddisfazione, quasi di rassegnazione alla trascuratezza anche tra coloro i quali dovrebbero avere la responsabilità delle scelte organizzative, gestionali e sportive. La scorsa settimana, in altri tempi, sarebbe stata preparata al massimo in quanto si trattava del primo di sei impegni fino alla sosta natalizia, di cui 4 in casa e due in trasferta, da caricare per accumulare più punti possibili e programmare la campagna di rafforzamento con l’obiettivo di colmare le lacune più evidenti della rosa costruita in estate. Invece, tutto sembra dare l’impressione della immobilità, al di fuori di qualche invocazione alla partecipazione del pubblico, quasi sussurrata dal direttore generale e dal tecnico, che ha prodotto i dati comunicati dall’ufficio stampa durante lo svolgimento del match di ieri: 298 paganti (di cui un centinaio provenienti da Potenza), per un incasso di poco più di tremila euro e l’assenza di un buon numero dei quasi mille abbonati. Le condizioni meteo erano difficili, ma crediamo che, anche in presenza della solita eventuale promozione a prezzi stracciati, la risposta della città sarebbe stata gelida.
Preso atto che le presenze delle prime due uscite casalinghe sono state episodi legati ad una narrazione secondo cui questo Messina sarebbe stato giovane e attraente, i successivi risultati negativi hanno velocemente fatto svanire l’iniziale curiosità, la politica del “tanto quanto” ha portato ad investimenti in linea con quelli di metà delle squadre del girone, spesi evidentemente in modo non adeguato, vista la posizione in classifica, anche se dodici mesi fa ci si trovava in condizioni simili, ma avendo costi potenziali almeno doppi rispetto a quelli attuali. Discorsi che stanno al centro delle decisioni del Presidente Sciotto, specialmente quando si tratta di scegliere il management a inizio stagione, ma poco stimolanti per il tifoso al quale interessa vedere almeno combattere per vincere i calciatori scelti e i dirigenti operare in questo senso, magari riconoscendo le proprie responsabilità, invece di trincerarsi dietro alibi piuttosto scontati e insostenibili, dal budget risicato, alla presenza di piazze vicine che hanno investito impedendo incassi per sponsorizzazioni, fino all’addossare colpe a chiunque pur di non mettersi davanti ai propri limiti ed errori.
IL TOTEM AUTERI - Negli oltre quattro mesi trascorsi dall’inizio del ritiro praticamente l’unico portavoce-simbolo del Messina è stato Gaetano Auteri, totem presentato, prima alla proprietà e poi alla piazza, dalla coppia ds-dg quale garante della bontà di un “progetto” pluriennale, e, fino ad oggi, l’allenatore ha svolto questo compito cercando di limitare i danni, anche se, come ad esempio ieri nel match contro il Potenza, alcune sue mosse non hanno prodotto gli effetti sperati. Auteri (voto 5,5) sceglie gli uomini dello schieramento iniziale in base alla loro condizione, e, ieri pomeriggio, aveva anche la variante importante del campo previsto pesante per le abbondanti piogge. Quella squadra produce un primo tempo di ottimo livello, che si doveva chiudere con un vantaggio più cospicuo contro quel Potenza in difficoltà anche per la situazione meteorologica, quasi una sorta di replica della partita dell’anno scorso contro il Monopoli, pur in momenti diversi del campionato. Invece, ancora una volta, l’assenza di un vero attaccante ha vanificato gli sforzi collettivi, ma anche la differenza di prestazione tra alcuni elementi ed altri ha determinato il risultato finale.
LA DIFESA - Parlando dei reparti, bene si è comportata la difesa tutta giovane composta per l’assenza di Camilleri dovuta ad infortunio e di Ferrini, ormai scomparso dai radar nelle ultime partite. Lewandowski (6,5) interviene pochissimo, è sfortunato in occasione del gol per una deviazione fortuita del compagno in scivolata, salva il risultato all'ultimo respiro, Angileri (6,5) conferma le ottime impressioni che ha lasciato da quando ha iniziato a giocare con continuità, positivo anche Trasciani (6,5) tornato in posizione centrale da leader della difesa, mentre Filì (6) compensa qualche svarione con una prestazione tutta umiltà e decisione quando preferisce affidarsi a rinvii old style invece di pericolosi tentativi da aspirante stiloso.
IL CENTROCAMPO - Fiorani (6,5) è meno straripante rispetto alla prova offerta col Monterosi, quando aveva esordito come esterno di centrocampo, però limita Di Grazia nel primo tempo, messo lì da Raffaele proprio perché riteneva quella zona di campo una debolezza del Messina, poi cala nel secondo tempo, anche se resta tra i migliori. Mallamo (6,5), a dispetto del fisico non proprio da decatleta, fa la sua buona figura nel pantano del S.Filippo, arrischia anche qualche giocata di qualità ed esce dal campo forse troppo presto per un Marino (5) sempre più involuto che perde palloni potenzialmente letali favorendo le ripartenze ospiti e non trova il tempo per la giocata giusta in fase offensiva. Peccato, perché ieri Fofana (6,5) sembrava tornato quello della seconda parte della scorsa stagione. Le maglie del Potenza gli portano fortuna, visto che ai rossoblù ha segnato 3 dei suoi 4 gol totali in maglia biancoscudata, ma, oltre questo, l’ivoriano vince tanti duelli in mezzo al campo e sbaglia poco in proporzione al numero di palloni giocati, calando, per forza di cose, nel finale. Completa il centrocampo Fazzi (5), esterno a sinistra poco incisivo quando deve spingere, distratto se gli tocca difendere, come sul pareggio, e sciagurato nel divorarsi l’occasione del raddoppio al 56’, non solo per la conclusione ma perché ci arriva con quella frazione di secondo di ritardo che lo porta a sbagliare. Ieri era il capitano, ma l’ammonizione e una trattenuta in area avversaria che blocca Iannone pronto a tirare da buona posizione sono giocate irritanti per un elemento esperto come lui.
L'ATTACCO - Infine, l’attacco, che si conferma, anche ieri, croce dei tifosi messinesi in questo campionato, considerando la poca consistenza dei sei elementi di ruolo gettati in campo da Auteri inutilmente. Grillo (5,5) appare un po’ più vivo del solito, però sembra sempre dare l’impressione di ritardare la giocata rendendola infruttuosa. Catania (5,5) svaria nelle tre posizioni avanzate accendendosi solo una volta, ma il suo sinistro nel primo tempo trova la fortuita deviazione di Girasole. Balde (5,5) fa un primo tempo promettente, pur steccando l’unica occasione in cui tira verso la porta, ma spreca tutto nella ripresa quando commette degli svarioni clamorosi di tecnica individuale, restando, però, in campo per ben 85’. Auteri decide di cambiare tutti gli attaccanti titolari, ma i sostituti sono addirittura più deludenti, perché Curiale (sv) in quasi 17’ produce solo un velleitario pallonetto facilissima preda del portiere, Iannone (5,5) entra al 61’ e si intestardisce nel dribbling invece di servire uno dei due compagni solissimi nella ripartenza fallita che fa imbestialire Auteri, poi è determinante nel recupero su Belloni che evita la beffa sui titoli di coda, Zuppel (sv) commette più falli che interventi sul pallone nella posizione di esterno destro avanzato in cui viene inserito per gli ultimi 12’ incluso il recupero. Fare il paragone con quello che produce Del Sole dalla parte opposta a partire dal 54’, quando entra in campo dalla panchina è ingeneroso nei confronti di chi compone la rosa del Messina in questa stagione, che comunque ci mette l’anima come ha fatto anche ieri, ma serve a capire quanto vale, nell’economia di un campionato, riuscire ad ottenere in prestito dalla Juventus un calciatore di quello spessore. Sono queste le scelte che, a fine campionato, fanno la differenza rispetto a chi non ha queste capacità e resta malinconicamente in fondo alla graduatoria.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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