Il Messina Kragl-dipendente recupera, al “Rocchi” di Viterbo, un pareggio proprio quando il tedesco, assieme a Ragusa, lascia il campo e la squadra diventa più operaia rispetto ai primi 60’ di gioco, in cui si cura principalmente la fase difensiva, concedendo qualche occasione ad avversari confusionari, che si affidavano al totem Costantino e a qualche spunto di Vitali per portare a casa l’intera posta in palio, ma passavano in vantaggio con una azione essenziale, favorita da un momento di disattenzione collettiva della truppa biancoscudata.
Il risultato finale lascia vive le speranze biancoscudate di centrare almeno una delle migliori posizioni nella griglia playout, considerando il vantaggio negli scontri diretti con il Monterosi, distante sempre due punti, mentre il diminuire dei turni rimasti rende complicata la possibilità di raggiungere la salvezza diretta, anche se i passi falsi casalinghi di Gelbison e Taranto riducono le distanze da queste due squadre. La prospettiva di dover giocare ancora quattro sfide in trasferta (contro Potenza, Turris, Picerno, Taranto) e tre in casa (le avversarie saranno Pescara, Foggia, Juve Stabia) rende indecifrabile il destino del Messina in questo campionato, ma ciò che aumenta l’incertezza è l’atteggiamento interno ed esterno alla squadra, non proprio in linea con l'unità di intenti che dovrebbe caratterizzare un ambiente proiettato verso il mantenimento della categoria, e, invece, indugia in atteggiamenti basati più sul chiacchiericcio da cortile che sull’attenzione massima a ciò che deve accadere in campo, un difetto ormai incancrenito, alle nostre latitudini, da troppi anni di assuefazione alla mediocrità.
Senza voler allargare troppo l’analisi, restando alle vicende sul rettangolo verde del “Rocchi” di Viterbo (a proposito, complimenti a chi ne cura la manutenzione con due squadre che lo impegnano ogni settimana da mesi), ieri pomeriggio Ezio Raciti (voto 6) punta su uno schieramento iniziale composto dagli elementi di maggiore esperienza e qualità tecnica, doti prevalenti rispetto alla condizione fisico-atletica ancora precaria, ma, questa volta, la giocata dei singoli più dotati nel reparto avanzato non arriva e resta l’impressione di avere concesso quasi un’ora di partita ad un avversario che, come è sua caratteristica, ha provato a metterla sulla fisicità e, un po’, anche sulla rissa per spostare gli equilibri. Il mister biancoscudato, nelle dichiarazioni del dopo partita, parla di bicchiere mezzo pieno riguardo alla reazione dei suoi uomini dopo il gol subito, ma, nello stesso tempo, sottolinea la mancanza di continuità nella fase di proposizione della manovra, senza, ovviamente, indicare responsabili, ma riferendosi all’atteggiamento collettivo. In realtà, se imposti la gara con 4 giocatori di caratteristiche offensive e il resto della squadra con il compito di recuperare palloni per innescare le “armi letali”, se poi i terminali restano con le polveri bagnate, fatalmente rischi di ritrovarti con nulla in mano. E il pensiero di come avrebbe potuto essere la classifica in caso di sconfitta, con gli avversari di giornata distanti 5 punti, è chiaro che anche questo pareggio assume un aspetto positivo nell’ottica della “salvezza ad ogni costo”.
Passando alle valutazioni dei sedici biancoscudati scesi in campo a Viterbo, un bel 6,5 spetta sicuramente a Fumagalli, protagonista di un intervento pregevole al 9’ su Costantino, poi inoperoso fino al gol subito da Piroli, presentatosi indisturbato davanti a lui, tranne qualche uscita alta a recuperare cross leggibilissimi. Difesa colpevolmente passiva in occasione del provvisorio svantaggio, ma che, per il resto della gara, tiene botta sulle giocate sporche, in tutti i sensi, di Costantino e sugli inserimenti di Vitali e Parlati. Berto (6) non brilla ma nemmeno crolla, Trasciani (6,5) ci mette fisico e cattiveria sul centravanti laziale, Ferrara (6) gioca senza fronzoli, Celesia (6) si dedica quasi esclusivamente a chiudere la sua zona.
Prestazione non al massimo per i due centrali di centrocampo, visto che Mallamo (5,5) resta in ombra creando solo l’assist che porta alla traversa di Perez, mentre Fofana (5) rovina tutto con la scaramuccia a palla lontana che lo manda fuori dal campo insieme a Di Paolantonio, creando un danno alla squadra in un momento cruciale del campionato, causa la squalifica per rosso diretto.
Come già accennato, i quattro moschettieri dell’attacco, pur con compiti diversi, toppano l’appuntamento, specialmente i due dai quali ti attendi di più. Infatti, Kragl (5) resta ai margini del gioco, sia prima che dopo l’espulsione di Fofana, pur svariando sul fronte avanzato, ma senza mai trovare spazi e tempi per dimostrare le sue doti di leader. Il disappunto con il quale lascia il campo al momento della sostituzione dimostra la sua grande voglia di incidere in questa che sente essere la sua squadra. Sensazione, quest’ultima, che non dimostra di avere Nino Ragusa (4,5), per il quale, oltre a una condizione atletica fatalmente precaria, pesa in modo evidente anche una scarsa propensione a metterci quella cattiveria e furbizia in più, contrariamente a quanto fatto sempre vedere nella sua luminosa carriera. Ieri a Viterbo si è visto un calciatore poco attento al controllo di palla, leggero nel fare anche le giocate semplici per il suo carisma e per le sue doti tecniche. Le occasioni di riscatto non mancheranno al numero 90 biancoscudato, che, però, deve sbrigarsi a diventare protagonista, seppur a scartamento ridotto.
Marino (5,5) sembra fuori ritmo, perde diversi palloni per troppa frenesia o per eccessiva sicurezza, non trovando mai i tempi per l’inserimento, mentre l’unico a portare a casa la sufficienza tra gli attaccanti inclusi nella formazione iniziale è Perez (6), che non lesina impegno, ma deve essere più deciso quando entra nell’area avversaria, al netto della sfortuna sul legno colpito al 62’, perché troppe volte perde il tempo di gioco restando incerto se concludere a rete o servire i compagni, finendo per regalare palla alle difese avversarie.
Un ruolo fondamentale nel pareggio strappato ieri lo hanno ricoperto, sicuramente, i calciatori partiti dalla panchina, iniziando da Fiorani (6), inserito nell’intervallo e capace di farsi valere nella tonnara del centrocampo, pur non riuscendo a condire la sua prestazione con qualche buona giocata al momento di rifinire l’azione nei pressi dell’area del Monterosi. Bene anche Konate (6,5), determinante nei 35’ in cui gioca, senza risparmiarsi né quando si trattava di recuperare palloni, intervenire in modo duro, oppure provare a incidere in attacco. Su un suo tiro respinto dal palo nasce il pareggio, merito di un altro ragazzo che ha avuto poco spazio perché ritenuto troppo acerbo, ma bravo a non sprecare un pallone vagante in area. Diego Zuppel (6), oltre alla rete, si fa notare facendo a sportellate con difensori molto dotati dal punto di vista fisico, difende la sfera, si presta sia a fare la sponda che come terminale offensivo, dando sostanza al tentativo di rimonta biancoscudata. Meno positivo Versienti (5,5), ingenuo in alcune letture delle giocate, perde possibili azioni pericolose per ingenuità o eccesso di foga, mentre Ibou Balde (5), appare un po’ smarrito e stenta a trovare la giusta posizione e i tempi di gioco.
Questi ultimi due elementi, però, devono riacquistare immediatamente autostima e convinzione, così come tutti i loro compagni, perché gli impegni si susseguono e, mercoledì pomeriggio ci sarà da lottare di nuovo per fare punti, anche se il campo sarà quello del “Franco Scoglio”, recentemente poco prodigo di risultati, e l’avversario sarà il Pescara rivitalizzato dal ritorno del Magister Zdeneck Zeman. Un ostacolo arduo in questo momento della stagione, ma i tempi stringono e serve mettere da parte motivi di scontro o alibi per restare concentrati sull’obiettivo finale, che, seppur difficile, può ancora essere raggiunto.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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