Sport e Impianti a Messina, fatti, errori ed omissioni

ll Comune di Messina, da decenni, affronta lo sport come un argomento superfluo, con mancate scelte politiche ed errori ed omissioni amministrative.
10.08.2020 09:30 di Davide Mangiapane Twitter:    Vedi letture
Il 'Bonanno' all'Annunziata
Il 'Bonanno' all'Annunziata

L’argomento degli impianti sportivi, a Messina, ha attraversato momenti, piuttosto lunghi, di silenzio e disinteresse alternati a brevi, ma intensi, attimi in cui la polemica divampa per poi ritornare nell’ombra, soprattutto da parte di chi dovrebbe avere la responsabilità politica ed amministrativa di un ambito che, da altre parti, viene trattato con tutt’altra attenzione.

Forse, proprio in un periodo come quello che tutto il mondo sta vivendo, legato all’emergenza Covid-19 ed alle strategie per adattare gli stili di vita quotidiani all’esigenza di combattere la diffusione del virus nel prossimo futuro, è il caso di condividere riflessioni e possibili soluzioni sul tema della gestione degli stadi, palazzetti, palestre di proprietà del Comune destinati all’attività di base o agonistica.

Il sindaco De Luca ha messo la questione non proprio in cima alla scala delle priorità di una Giunta che ha prodotto voluminosi documenti di programmazione e dichiarazioni di intenti, ma non una strategia concreta di approccio con le società sportive e con i cittadini che usufruiscono direttamente di beni costruiti proprio per questo interesse pubblico. Ad onor del vero, la soluzione prospettata nel cosiddetto “Salva Messina” quasi due anni fa, prevedeva l’affidamento ai privati, poiché la voce sport era considerata un costo insostenibile per le casse comunali, quasi un lusso e, quindi, nei bilanci approvati con cadenza e tempi da orologio svizzero, non vi è traccia di risorse da destinare alla manutenzione degli impianti sportivi, fatta eccezione per qualche finanziamento fuori dai capitoli di bilancio, già ottenuto in precedenza, come, ad esempio, per il Palatracuzzi o per il campo di rugby a Sperone.

Gli stadi di calcio sono stati affidati l’estate scorsa alle due società cittadine militanti in serie D (il S. Filippo all’Acr ed il Celeste al Football Club), mediante concessione annuale, in cambio di un canone contenuto, con l’impegno a realizzare le opere indispensabili per ottenere l’agibilità al pubblico, obiettivo raggiunto per l’impianto affidato al Messina, irrealizzabile, per problemi legati alle normative di ordine pubblico, sicurezza e omologazione, nel caso del FC.

Ciò, ovviamente, ha creato una serie di polemiche alimentate dal clima non proprio disteso tra le due, seppur esigue, “tifoserie” in cui è diviso il cosiddetto ambiente calcistico messinese, e la conseguenza non proprio remota di contenziosi incrociati in cui il Comune sarà chiamato in causa in quanto ente proprietario non esattamente attento nella sua funzione di controllo.

Le visite di ispezione o di controllo si sono susseguite, i proclami di interventi draconiani non sono mancati, ma, di fatto, si sa solo che entrambe le società hanno dei debiti con il Comune per gli anni precedenti (più cospicui quelli a carico del FC, che si porta dietro la dote del Città di Messina), che la concessione del Celeste è stata prolungata, ma senza un atto scritto, che la durata di quella del S.Filippo è stata prolungata il 31 dicembre 2019 fino all’aggiudicazione del bando per la gestione pluriennale dello stadio, ed è ancora in corso, malgrado la minaccia di revoca più volte ribadita dall’ex assessore Scattareggia.

Questa degli stadi è una patata bollente che il nuovo esponente della Giunta Francesco Gallo, addetto al settore, dovrà cercare di raffreddare e gestire in tempi brevi, considerando che la stagione calcistica inizierà il 20 settembre. Ma non ci sarà solo questo problema, poiché il sistema delle concessioni, nel corso degli ultimi decenni, ha creato solo spese ulteriori e maggiori costi al Comune, piuttosto che un vantaggio per la collettività. Basti citare i casi della piscina Cappuccini, dell’impianto natatorio mai nato a S. Licandro, del “Bonanno” all’Annunziata, assegnato con evidenza pubblica ad una associazione sportiva che si impegnò, nel 2011, a realizzare il campo in erba sintetica, pagare il doppio del canone e realizzare altre migliorie, ed oggi, quasi alla scadenza del termine, nulla di ciò ha visto la luce e gli uffici preposti si sono solo interessati a richiedere il mancato pagamento dei canoni.

Se aggiungiamo che, perfino nel bando per la concessione pluriennale del “S.Filippo”, un aggiudicatario inadempiente rispetto agli impegni assunti per vincere la gara avrebbe, come sanzione, quella del ritiro della concessione, ecco che potrebbe configurarsi l’ennesima situazione di contenzioso in cui, alla fine, qualcuno, in modo spregiudicato, potrebbe lucrare senza nessun beneficio per la collettività.

Altra criticità piuttosto difficile da risolvere, invece, è quella relativa alla Cittadella Universitaria, un complesso che sembra alieno rispetto alla nostra realtà per la sua rilevanza, diventato oggetto di un contenzioso interno all’Università, ente proprietario, invece di essere un motore di sviluppo.

Quindi, da cittadini messinesi interessati allo sport, sarebbe il caso che la giunta De Luca prenda questo problema nella giusta considerazione, magari guardando a come, in una città metropolitana come la nostra, Catania, situata a poca distanza da noi, il Comune si fa promotore di un sistema virtuoso attraverso il quale si muove l’economia, si finanziano le società sportive e si coniuga sport e turismo, un binomio che può portare lavoro, economia e ricchezza a tutto il territorio. Questa sarebbe una decisa inversione di tendenza rispetto agli ultimi venti anni almeno, in cui tutto quello che riguarda lo sport, dalle nostre parti, è stato trattato come un inutile, noioso, fastidioso, lusso, terreno di sfida per guerre tra poveri.