La differenza tattica, tecnica e di caratura si è vista tutta, con un risultato più che giusto a sancire la superiorità del Bari sul Messina troppo acerbo e in cerca di una identità, ma la partita di ieri al “S.Filippo” ha detto anche altro, poiché non sempre i galletti troveranno impegni così “lisci” e potranno lasciare in equilibrio il punteggio senza pagare dazio, mentre, da parte giallorossa, occorre fare un punto della situazione per capire quale dovrà essere il cammino da intraprendere in questa stagione.
Le tre sconfitte negli ultimi quattro turni, inframezzate dall’unica vittoria in campionato, sono un campanello di allarme non tanto per il risultato quanto per la qualità delle prestazioni, aspetto sul quale l’allenatore del Messina ha posto l’accento in tutte le sue dichiarazioni in questi primi mesi di lavoro.
Sullo (voto 5,5) ha mille attenuanti rappresentati dalle criticità più volte evidenziate che non devono costituire un alibi, ma vengono ribadite, gioco forza, in ogni circostanza. La gioventù della rosa, la difficoltà di uniformare la condizione fisica e mentale di un gruppo ricostruito interamente, l’ambientamento di alcuni elementi che provenivano da realtà agonistiche profondamente diverse come campionati esteri o tornei Primavera, l’inserimento di calciatori dalle indubbie capacità ma fermi da tempo per diversi motivi. Queste sono alcune delle reali difficoltà che stanno impedendo di raggiungere risultati, ma, se facciamo un piccolo bilancio delle prime sei partite, forse mancano solo due-tre punti in più in classifica, pur avendo dimostrato, quasi sempre, almeno la volontà e la predisposizione a fare gioco. Nel calcio, poi, giocano un ruolo importante gli episodi, e questa squadra non ne ha avuti molti favorevoli, inclusi errori arbitrali più o meno palesi, ma è pur vero che, ad esempio, nella gara con il Bari, non si è avuta la maturità ed il cinismo per sfruttare le distrazioni degli avversari, dando l’impressione di restare troppo passivi e “piatti”, pur mettendoci tutto l’impegno, ma senza troppa cattiveria. Il prossimo impegno sarà già domenica a Foggia, banco di prova importante per verificare il grado di crescita della formazione di una entità di squadra, vista solo a sprazzi e legata al grande totem del “gioco”, entità evocata quasi ossessivamente da mister Sullo come fonte di tutte le fortune future di questo progetto tecnico.
Individuare il migliore in campo potrebbe essere difficile in caso di sconfitte, ma, invece, la prestazione di capitan Carillo (6,5) spicca per personalità e tempismo con interventi che impediscono facili conclusioni agli attaccanti avversari, specie nel primo tempo. Fofana (6) sbriga bene l’ordinaria amministrazione e si carica anche di altri compiti, a volte non riuscendo a disimpegnarsi con precisione ma sicuramente con tanto impegno.
Lewandoski (6) subisce due gol con l’attaccante libero di tirare anche in situazioni di difesa schierata, così come già accaduto in quasi tutte le reti subite fino ad oggi, gioca bene con i piedi essendo chiamato in causa più volte con la mentalità imposta dal tecnico.
Il resto della squadra non riesce a raggiungere la sufficienza, a partire dal leader Damian (5,5), capace di accendersi solo episodicamente, andando al tiro da fermo in modo pericoloso, ma con qualche eccesso di nervosismo, già evidenziato a Potenza, graziato più volte dall’arbitro per interventi fallosi troppo evidenti. Difficile giudicare la prova di Milinkovic (5,5), ovviamente non in condizione di affrontare il cimento agonistico, però bisogna avere pazienza con questo giocatore dalle grandissime doti tecniche, caratteriali e fisiche. Al suo posto entra al 52’ Balde (6) e, pur se lo spagnolo era reduce da un infortunio, la differenza si vede, perché comunque crea un poco di scompiglio nel munitissimo dispositivo tattico barese e costruisce un paio di situazioni potenzialmente pericolose. Sarà fondamentale averlo al meglio nelle prossime gare.
In un modulo come quello disegnato da Sullo, gli esterni hanno un ruolo fondamentale e la manovra lenta non favoriva il coinvolgimento, però la prova opaca dei quattro giocatori coinvolti in questa posizione nella fase difensiva ed offensiva completa l’opera. Morelli, Sarzi Puttini, Russo e Catania sono valutabili con un 5 collettivo, così come Fazzi, che illude con due volate prorompenti concluse con altrettanti tiracci ad attentare l'avifauna di contrada S. Filippo, mentre Distefano, subentrato nella fase finale, quando il Bari era già sul pullman di ritorno in Puglia e il Messina pensava al prossimo impegno, non è valutabile. Stesso discorso dell’ex Paternò, vale per Konatè e Marginean. Resta Vukusic (5,5) l’unico a tentare di impegnare Frattali su azione al 71’, ma il croato viene chiuso al momento della conclusione, mentre raramente prova a dare riferimento ai compagni nello sviluppo della manovra. Ma anche per lui vale la considerazione fatta con Milinkovic, perché entrambi devono avere il tempo per diventare punti fermi di questa squadra.
Le sconfitte servono per crescere, ma questa contro il Bari deve essere archiviata al più presto. Occorre, quindi, mettere la testa alla prossima gara di Foggia per vedere quanti “passi in avanti” saranno in grado di fare questi calciatori sulla strada per diventare una squadra.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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