Se fosse stata una stagione normale, avremmo potuto scrivere che il Messina non smentisce la tradizione negativa che vede questa società, nata nel 2017, mai vittoriosa all’esordio in campionato, oppure descrivere le prime impressioni su acquisti e qualità della prestazione collettiva in prospettiva di un pronto ritorno tra i professionisti.
NUVOLE BASSE - Invece, questo 2025 iniziato con l’atto notarile del 2 gennaio di cessione dell’80% delle quote azionarie dell’Acr Messina srl da Pietro Sciotto all’AAD Invest, ha riservato all’ambiente calcistico peloritano una serie di vicende paradossali, a tratti grottesche se non assurde o tragiche, per quanto possa essere utilizzato quest’ultimo termine in questioni sportive, tanto da poter dire che la retrocessione in D sia stato l’esito più naturale e meno scioccante rispetto a tutto il resto. Pur avendo visto di tutto in questi ultimi 32 anni attorno al Messina, rappresenta un inedito assoluto iniziare il campionato con una rosa costruita interamente nella settimana precedente al primo turno, sotto tutela del commissario nominato dal Tribunale e con una procedura di liquidazione giudiziale in corso, avendo, tra l’altro, 14 punti di penalizzazione.
IL GIOCO DELL'OCA - Niente di strano, quindi, che le presenze sugli spalti sembrassero inferiori ai circa 500 biglietti acquistati, dando l’effetto di un viaggio nel tempo ritornando al settembre 2008, quando l’allora FC Messina perse in casa con il Rosarno, mentre in tribuna c’erano Pietro Franza e il figlio del presidente del Real Madrid dell’epoca Sanz, di cui si millantava un interesse all’acquisizione della società precipitata dal campionato cadetto in quinta serie nel giro di qualche settimana. Diciassette anni dopo, come in un allucinante gioco dell’oca, il calcio messinese torna sempre alla casella “ritenta”, perché sul “sarai fortunato” persistono serissimi dubbi.
RITORNO AL FUTURO - In ogni caso, il Messina è tornato a giocare in un campionato federale ieri pomeriggio e il risultato di 0-0 con cui ha concluso il confronto che l’opponeva alla matricola assoluta in serie D Athletic Club Palermo, può essere accettato in assoluta serenità, viste le premesse e una formazione schierata praticamente utilizzando lo stesso tempismo di un torneo estivo.
Malgrado ciò, questa rosa costruita dal ds Giovanni Martello e dal tecnico Pippo Romano ha un suo criterio assimilabile a quello delle tipiche squadre da serie D, con l’ossatura composta da elementi di buona esperienza soprattutto in porta, difesa e a centrocampo, esterni under, un attaccante giovane accompagnato a una punta leggermente più smaliziata, i rincalzi di livello abbastanza simile ai potenziali titolari.
TANTE INCOGNITE OLTRE LA PRIMA X - La vera incognita è rappresentata, parlando strettamente di campo, dalla tenuta fisica del gruppo senza nessuna preparazione atletica, un po’ come le squadre di alto livello che hanno eliminato il ritiro estivo e partono subito con amichevoli in giro per il mondo, ma, ovviamente, parliamo di un altro sport nemmeno minimamente paragonabile a quello della quarta serie italiana. La vera spada di Damocle, invece, è la questione legata al Tribunale fallimentare, per usare un termine antico, dopo la riforma della crisi d’impresa, perché, fin quando non si saranno pronunciati i giudici sulla proposta di concordato e sul piano di rientro, è impossibile comprendere la credibilità di tutto il “progetto sportivo Messina 2025-26” e, soprattutto, il futuro prossimo venturo.
E’ chiaro che una proprietà in grado di strutturare la società può pensare di ottenere quei punti (almeno 50, compresa la penalizzazione) per giocarsi la permanenza ai playout e programmare il ritorno tra i professionisti. Ma si tratta di un passaggio che necessita delle decisioni sulla procedura giudiziale, attese non prima del prossimo 10 ottobre, data entro la quale i detentori del capitale sociale dovranno presentare la documentazione e il piano per evitare il fallimento.
IL RESPONSO DEL CAMPO - Ritornando al terreno verde, facciamo i complimenti a chi è riuscito a rimettere in sesto il manto erboso, dopo l’estate densa di concerti, in tempi normali per chi sa fare questo mestiere. La prestazione collettiva è stata di grande sacrificio ed applicazione, si sono intraviste le doti di alcuni elementi, proprio in ruoli chiave secondo le antiche leggi del calcio.
Innanzitutto, il portiere Sorrentino (voto 6,5), impegnato solo una volta, intorno al 10’, dal colpo di testa di Micoli, ma sempre attento e preciso nelle uscite e quando si trattava di comandare la difesa, specie negli ultimi minuti quando gli avversari provavano un forcing deciso in cerca della vittoria.
Il reparto arretrato ha denunciato ovvi problemi di rapidità, ma la buona esperienza del terzetto chiamato a fare 90’ più recupero (De Caro-Trasciani-Orlando) ha sopperito alle carenze fisiche, meritando un 6 pieno a tutti.
La parte nevralgica del centrocampo, invece, ha preferito mantenere le distanze molto corte per dare compattezza alla fase di non possesso e, quindi, si sono viste poche giocate illuminanti, ma, comunque, è emersa la dinamicità e chiarezza di idee soprattutto in Zucco (6,5) e anche una bella verticalizzazione di Clemente (6) al 56’ per la prima vera palla gol del match. I due sono stati sostituiti, mentre il capitano Garufi (6) ha tenuto fino al termine, dedicandosi preferibilmente alla copertura.
Dalla panchina sono entrati Saverino (5,5) a volte impreciso e frenetico, e Aprile (5,5) autore di qualche spunto interessante in dribbling.
Sugli esterni i messinesi Maisano (5,5) e Bombaci (5,5) hanno tenuto la posizione, ma, ovviamente, per la natura dei loro compiti, sono stati quelli maggiormente penalizzati dall’assenza di preparazione atletica, soprattutto quando si trattava di chiudere sulle proiezioni offensive avversarie. Incoraggianti i 45’ dell’etiope Ivan (6) buttato nella mischia dopo l’intervallo.
In attacco, Reis (6,5) è stato l’elemento più pericoloso per il portiere avversario, impegnato una sola volta, ma il brasiliano avrebbe dovuto alzare la testa nell’occasione in cui il suo tiro ha attraversato tutto lo specchio della porta. In quel caso, infatti, avrebbe dovuto premiare il posizionamento del compagno di reparto Roseti (6) che strappa la sufficienza per il grande spirito di sacrificio dimostrato, visto che la poca brillantezza gli impedisce di difendere con successo i molti palloni sporchi pervenuti dai compagni durante i minuti in cui è rimasto in campo.
Le due punte “di rincalzo”, invece, non si sono viste molto, una, il croato Tesija, gettato nella mischia durante il recupero, l’altra, Tourè, impegnato quando i compagni avevano quasi esaurito le forze. Entrambi non possono essere valutati.
Buono l’esordio di Peppe Savanarola (6) da allenatore in sostituzione dello squalificato Romano. L’ex giallorosso cerca di stimolare continuamente i ragazzi, li richiama alla compattezza, si becca un giallo per la tipica protesta forzata, alla fine, in sala stampa, li elogia in modo incondizionato. In definitiva, qualche sprazzo di speranza si intravede, ma c’è tantissima strada da fare e l’esito, almeno al momento, non dipende solo da chi si occupa della parte agonistica. Una variabile enorme che condiziona questa stranissima e complicatissima stagione.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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