Non lo chiameremo derby perché non ha né tradizione né un passato tra tifoserie contrapposte, come tali sono i derby veri, nelle città in cui si disputano. La chiameremo “stracittadina”, perché si affrontano due squadre della stessa città. Non può che essere il termine più appropriato. Un appuntamento atteso, non dobbiamo prenderci in giro, ma che vale tre punti come tutte le altre partite. Se di ulteriori contenuti è pieno, lo è perché si affrontano quelle che al momento sono la prima e la seconda della classe, perché si incrociano le squadre che probabilmente, organici alla mano, sono le più forti del girone. La Gelbison, l'Acireale, il Licata, il Santa Maria sono buone compagini ma hanno qualcosa in meno.
LA LINEA DELLA MATURITA' - Ancora pochi giorni e al “Franco Scoglio” sarà Acr Messina contro Football Club. Sarà una settimana particolare. Giornalisticamente parlando sarebbe semplicissimo caricarla cercando spunti sensazionalistici, la parola ad effetto che inasprisce gli animi, giocare a mettere i “progetti” a confronto, le aspirazioni, dare spazio alle chiacchiere. Non lo faremo, proveremo a limitarci alla cronaca dei fatti sportivi riportando solo le dichiarazioni di “rito”. Ove possibile non rinnegando il senso del nostro lavoro, dando sempre priorità alla notizia e la libertà ai lettori di giudicare, quando non si sfocia nell'offesa. Un'attesa sobria, per fare in modo che sia il campo, unico e ultimo giudice, a parlare. In questo senso, piace la “linea” decisa da alcuni tifosi di evitare “accanimenti” social, lasciare perdere le provocazioni “in entrata e in uscita”, evitando errori che già in passato sono costati caro. Il tifoso ha in mano lo scettro della passione, il suo sentimento è sacro così come le rivalità, e in quanto tale è libero di indirizzare la propria condotta (sempre finché non disonora la dignità altrui), ma seguire un percorso di questo tipo non fa altro che dimostrarne la maturità, la comprensione di quale possa essere la via migliore, in un momento di stagione così delicato, per stare vicino alla squadra e farne il bene. Già perché le squadre, probabilmente, non hanno bisogno di ulteriori stimoli “esterni”. Basta guardare la classifica per preparare un match di questa natura. Certo, peccato non potere accogliere il pubblico per godere di una cornice adatta ad una Messina che lotta per tornare nel professionismo. Ma alla fine il destino probabilmente ha scelto così, come lo scorso anno ha deciso di evitare che questa stracittadina, della quale la maggioranza dei messinesi probabilmente avrebbe fatto volentieri a meno, si disputasse. Non lo chiameremo derby, perché quelli veri per il Messina sono con Catania, Palermo, Reggina o al massimo Siracusa. E' una contesa sorta tra simboli veri o di cui ci si è appropriati, la accettiamo perché oggi fa parte del gioco ma non per questo debba entusiasmarci.
LA QUESTIONE STADIO - Di spunti per accendere la miccia potrebbero arrivarne, ad esempio il prossimo step riguardante la gara per il bando dello stadio, al quel partecipa solo il Football Club. In attesa di sapere se sarà fumata bianca o più probabilmente un altro passaggio verso l'epilogo, bisogna evitare che la questione dell'affidamento diventi una guerra tra fazioni. Anche perché, quando si tratta di procedure pubbliche, contano gli atti e i fatti, molto più di annunci e speculazioni. Se l'Fc avrà le carte in regola è giusto che ottenga la gestione dell'impianto, altrimenti tutto sfumerà. Senza eccezioni. C'è una Commissione e un Ente che dovranno assumersi le responsabilità, il rispetto dei criteri verrà comunque certificato e controllato dopo l'eventuale aggiudicazione provvisoria e prima della firma definitiva sul contratto. E' bene lasciare che ogni cosa segua il suo corso, parlandone perché il silenzio è sinonimo di complicità, ma senza gridare preventivamente allo scandalo.
GRANDI INVESTITORI NON PERVENUTI - Piuttosto, prospetticamente parlando, fa più male ciò su cui praticamente nessuno nel vortice della "guerra interna" si è soffermato: e cioè che un bando, nelle intenzioni costruito per attrarre grandi investitori, magari operatori esteri o importanti finanziatori del panorama nazionale, alla fine è stato partecipato esclusivamente da una società sportiva locale. In linea generale uno stadio di proprietà o in concessione pluriennale, serve più a una società già strutturata e in categorie in cui si può ricavare dall'attività sportiva e correlatamente commerciale, è meno favorevole persino all'Ente stesso quando diventa leva per costruire partendo da una società dilettantistica. L'Fc magari coinvolgerà altri o lo ha già fatto attraverso l'avvalimento di cui ha usufruito per offrire garanzie e coperture operative nella proposta presentata a poche ore dalla scadenza dei termini, ma non può bastare per considerare riuscito questo passaggio così atteso e sollecitato da anni. Dunque le cose sono due: o nessuno crede nello sviluppo di questo impianto e parallelamente nella forza potenziale del calcio messinese o questo bando è stato congegnato in maniera inadeguata per attrarre grossi nomi, sinonimo certo di investimenti e progetti pluriennali che avrebbero garantito con più sicurezza il superamento della mediocrità in cui i colori giallorossi sono piombati ormai da tempo. Tutto ciò al di là di ciò che, speriamo di positivo, dirà la fine della stagione in corso.
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