Sono passati quasi diciotto anni dall’ultima partita del Messina in massima serie, giocata all’Olimpico contro la Roma di Totti. Il 27 maggio del 2007, siciliani e capitolini diedero vita ad una partita pirotecnica, terminata con la vittoria dei padroni di casa per 4-3. Una sfida divertente, giocata a viso aperto da due squadre che non avevano più nulla da chiedere al campionato: la Roma, matematicamente seconda dietro l’Inter, mise a segno le sue reti con Totti (doppietta), Mancini e Rosi. Nel Messina, invece, a timbrare il cartellino furono Christian Riganò, per due volte, e Nicholas Cordova. Da allora il nulla assoluto sulla riva siciliana dello Stretto, salvo qualche gioia effimera come le promozioni sotto la presidenza Lo Monaco o la vittoria della serie D con il presidente Sciotto.
Ma per puro diletto statistico, in questo inizio d’anno ci siamo chiesti dove si trovano tutte le altre realtà che hanno calcato i campi della massima serie. Sono 68 le compagini che, anche solo per una stagione, hanno militato nella più importante categoria nazionale dall’istituzione del girone unico, avvenuta nella stagione 1929/30. Il numero si allarga a dismisura se si considerano i campionati, alcuni dei quali a livello praticamente amatoriale, giocati dal 1898 al 1928, che videro le partecipazioni di squadre ormai scomparse come Ginnastica Torino, Audace Torino e Ausonia Milano, giusto per citarne alcune.
Considerato esclusivamente il girone unico, pertanto, venti delle sessantotto squadre precedentemente citate, naturalmente, costituiscono la prima serie nazionale e stanno disputando il torneo in corso di serie A. Tra queste è l’Inter a vantare più partecipazioni, ben 93, contro le tre del Monza, squadra con il minor numero di stagioni in massima serie a partecipare alla serie A 2024/25.
Delle venti compagini della serie cadetta, invece, sono quindici le squadre che hanno giocato in serie A. Le uniche a non aver effettuato il “grande salto”, infatti, sono Cosenza, Cittadella, Carrarese, Juve Stabia e SüdTirol.
E’ la serie C, però, la categoria che ospita più squadre con almeno una stagione in A. Sono ben venti (su sessanta, un terzo esatto), infatti, le società che possono vantare almeno una partecipazione nel massimo raggruppamento nazionale. Tra queste, ovviamente, c’è il Messina, insieme ad altre squadre blasonate come il Vicenza (30 partecipazioni), la Triestina (26), la Spal (19), il Catania (17), l’Ascoli e il Padova (16), il Novara e il Perugia (13), la Pro Patria (12), il Foggia (11) e l’Avellino (10), solo per citare chi ha superato la decina di stagioni. C’è anche la Pro Vercelli, vincitore di ben sette scudetti ma tutti precedenti all’istituzione del girone unico, nel quale ha militato per sei stagioni.
Chi si trova, quindi, nelle categorie dilettantistiche dopo aver calcato i campi della serie A? In serie D troviamo addirittura nove compagini, alcune impantanate nelle zone di medio-bassa classifica. Con sole due eccezioni, tra l’altro, ogni raggruppamento di quarta serie vanta una nobile decaduta: si tratta di Varese (girone A), ChievoVerona (girone B), Treviso (girone C), Pistoiese e Piacenza (girone D), Livorno e Siena (girone E), Ancona (girone F) e Reggina (girone I). Tra queste solo Treviso e Livorno sembrerebbero pronte a rientrare nel giro dei professionisti.
Sembra assurdo ma, nonostante il glorioso passato, esistono tre società che hanno assaggiato la serie A e, adesso, si trovano addirittura in campionati di livello regionale o provinciale. Parliamo del Legnano, relegato in Eccellenza dopo tre partecipazioni alla serie A, ma soprattutto di Casale (scudetto nel 13/14) ed Alessandria, che militano entrambe nel girone D della Promozione piemontese (insieme alla Novese, campione d’Italia nel 1921-22). Completa la statistica delle “68 bellissime” la Sampierdarenese, società confluita nel 1946 nella U.C. Sampdoria.
Il calcio, si sa, è uno sport che vive di cicli, di ruote che si muovono, instancabili, nella definizione delle loro traiettorie. Andirivieni senza un reale senso, costituiti da momenti scintillanti e lunghi periodi di depressione. Quanto dovrà aspettare Messina, purtroppo, non è dato sapere: da questa statistica, però, emerge la certezza che la serie C è l’unico e reale patrimonio della società giallorossa, da tutelare a tutti i costi. Società un tempo gloriose, rappresentanti di città importanti e con un’economia florida (vedi Varese, Piacenza e tutte le città dell’opulento Nord-Est) farebbero carte false per averla.
Autore: Marco Boncoddo / Twitter: @menelpallone
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