Nella collezione di sconfitte, erano dieci prima della gara del “Liguori”, mancava al Messina la disfatta ed è toccato alla Turris l’onore di rifilare l’umiliazione della “manita” ai biancoscudati che tornano ad insidiare al Campobasso il titolo di squadra più battuta del campionato.
Adesso, sono infatti 32 i gol subiti, esattamente la media di 1,78 a gara, e la classifica recita ultimo posto a un turno dalla fine del girone di andata, a sei lunghezze dal Monterosi, prima squadra fuori dalla griglia dei playout.
Basterebbe questo per descrivere la delusione di chi tifa Messina, ma, pochi minuti dopo la fine della gara di Torre del Greco, essendo stato mantenuto il silenzio stampa, lo sfogo ai microfoni di “Radio Amore” del presidente Sciotto delinea l’ennesimo atto della vicenda paradossale attorno al pallone in scena nella nostra città, quasi senza soluzione di continuità dal giugno 2008 ad oggi.
Analizzando solo l’aspetto tecnico, e ci vuole molto stomaco per farlo, il Messina messo in campo da Ezio Capuano (voto 4) in casa della Turris, dura solo 9 minuti, fino alla conclusione di Fofana che sfiora il palo alla sinistra di Perina, poi si perde in uno sterile possesso palla, spesso nella metà campo avversaria, senza riuscire a cavare un ragno dal buco e con l’aggravante di sprecare le poche occasioni create.
Tutto ciò al cospetto di un avversario che ti lascia sfogare e colpisce, nei primi tre gol, con azioni semplici, quasi scolastiche, favorite da enormi errori di attenzione da parte dei biancoscudati. Basta rivedere le immagini per cogliere la facilità con cui Tascone taglia il campo per Leonetti, Franco serve Santaniello lasciato in gioco, forse, dalla staticità di Simonetti, mentre i tre difensori rispettano la linea, poi la naturalezza con cui Varutti riprende il doppio rimpallo tra Celic e Simonetti e rimette al centro per il solissimo solito Santaniello, ma l’azione parte da un doppio contrasto perso a centrocampo, e, infine, il 3-0 nasce da un rilancio che prende di infilata la difesa schierata, in linea, addirittura in prossimità del centrocampo. Gli ultimi due gol, poi, sono presi da una squadra senza nerbo, impegnata solo a ruminare calcio senza un canovaccio chiaro da seguire.
Le statistiche parlano di 5 tiri nello specchio della porta della Turris, ma ciò non riduce la portata della differenza percepita sul campo tra una squadra che sa cosa fare in campo e un’altra che sembra stare in campo per punizione.
Le valutazioni dei 16 calciatori utilizzati da Capuano al “Liguori” sono tutte da 5 scarso, a indicare la mediocrità assoluta, con l’aggravante della presunzione per Russo (4,5), della pochezza tecnica per Konate (4,5), mentre l’impotenza del reparto arretrato, in balia di qualunque giocata appena accettabile degli avversari, è diventata ormai un dato di fatto stagionale.
Nessun segnale minimamente positivo arriva dalla panchina, visto che Rondinella, Damian e Balde, subentrati nell’intervallo, oppure Distefano e il redivivo Fantoni, messi in campo nel resto della ripresa, non cambiano l’inerzia della gara. Prendere una traversa (Damian) o sprecare tre occasioni in piena area (Balde), a risultato ampiamente compromesso, serve davvero a poco.
Unica nota non completamente negativa, l’assenza di ammonizioni a diffidati o di espulsioni, perché almeno non ci saranno assenze per squalifica nel derby di domenica con il Catania, al netto di infortuni o malanni nell’imminenza della gara, un fattore ricorrente in questa prima parte di campionato, non solo per sfortuna o "debolezza" fisica.
Sarebbe importante avere tutti a disposizione almeno in questi ultimi due turni che chiudono il 2021, ma forse sarebbe pretendere troppo parlare solo di campo, figuriamoci avere la possibilità di mettere in campo una squadra perlomeno dignitosa.
Edward Murphy, da cui viene il nome della famosa “legge” («Se qualcosa può andare storto, lo farà»), quasi sicuramente aveva antenati messinesi, tifosi del Messina, ovviamente.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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