Finisce il girone di andata ed il Messina lo chiude facendo molto peggio nel confronto con la scorsa stagione, visto che, pur trovandosi nella medesima ultima posizione in classifica, ha tre punti in meno rispetto a dodici mesi fa, ma soprattutto non sembrano esserci nemmeno i più lontani segnali di risveglio in una società ormai vittima delle scelte fatte a luglio, quando il presidente decise di mantenere il management organizzativo e tecnico, accoppiandolo con la scelta di un allenatore di nome per la categoria ma che il campo ha dimostrato non essere adatto a questo ambiente e, soprattutto ad un progetto sportivo basato su chiacchiere e non sulla competenza o spinto da motivazioni diverse dalla necessità di trovare una fonte di reddito in campo calcistico, almeno per l’annata agonistica 2022-23.
SILENZI E INCOMPETENZE - Il presidente Sciotto non parla più, men che meno Pitino oppure Auteri, mentre Manfredi è apparso due settimane fa in sala stampa per poi ritornare alle sue faccende in seno all’Acr o nella organizzazione degli eventi di spettacoli sia natalizi che per la prossima estate, soprattutto a Messina ma non solo. Ieri, al “Franco Scoglio”, c’era pure l’Assessore allo Sport Finocchiaro che ha mantenuto l’impegno preso una decina di giorni or sono di mettere il terreno di gioco dell’impianto di contrada S.Filippo in condizioni adatte alla disputa di una partita di serie C, ma la situazione di stallo societario, quasi uno "stallo messicano", potrebbe coinvolgere anche l’amministrazione comunale in un futuro prossimo, visto che l’ennesima scomparsa del calcio messinese dai quadri professionistici darebbe la stura alle consuete “grandi manovre” su eventuali acquirenti o nuovi “profeti del sacro verbo pallonaro”, pronti a fare “atti d’amore” sull’esempio dei tantissimi saltimbanchi o personaggi in cerca di autore apparsi sulla scena in questi ultimi 15 anni a violentare la storia di una maglia un tempo rispettata e gloriosa.
DISTRAZIONI ISTITUZIONALI - Sarebbe quindi il caso che di questi temi si occupasse anche il primo cittadino, così come accaduto in tante altre piazze italiane, ma, si sa, che a Messina il pallone “locale” interessa poco alla gente che conta (o crede di contare) e il senso di appartenenza non è tra le priorità della stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Ci sarebbe anche la chance di una vera proposta di acquisto che segua i crismi delle trattative di questo tipo, diventando pubblica solo nel caso in cui vi siano davvero le possibilità di concretizzazione, ma è molto più comodo lanciare sul web voci incontrollate piuttosto che sedersi a parlare e, soprattutto, fornire garanzie o mettere i soldi sul tavolo. Fino a quando non si verificheranno questi eventi, sarebbe cosa buona e giusta fare tutto ciò che rientra nelle possibilità umane per salvare la categoria, anche all’ultimo secondo dei playout con un rinvio del portiere o un autogol dopo settanta rimpalli, ma nella nostra città si pensa a tutto invece di operare in tal senso. DIMISSIONI?
NO GRAZIE - Quindi, nemmeno dopo la prova di impotenza fornita dalla sgangherata truppa biancoscudata ieri pomeriggio, giungono conferme delle dimissioni dei principali responsabili di questa vergognosa pantomima di una squadra di calcio, e bisogna affidarsi a qualche spiffero o riprendere le dichiarazioni dei protagonisti rilasciate da luglio ad oggi. Partendo dal presidente che ha detto più volte la sua ferma intenzione di non sforare le somme garantite dalla fidejussione prestata per questa stagione, ammontante, in tutto, a circa 1,2 milioni di euro. Quindi, non si parla di esonero per i signori Auteri e Pitino, ma nemmeno di dimissioni con buonuscita che andrebbero ad incidere sul budget totale, mentre discorso diverso va fatto per il dg Manfredi, con il quale vi sarebbe una sorta di accordo legato alla produzione di introiti pubblicitari o di vantaggi logistici (leggi disponibilità di campi o di servizi attraverso il “cambio merce”) che, però, vincola, forse, di più rispetto a un semplice contratto con delle clausole di rescissione. Altro nodo difficile da risolvere sarebbe quello dei rapporti “istituzionali”, tenuti sempre dal direttore generale, da sempre esperto nei meandri della macchina burocratica e amministrativa comunale. Tutto ciò premesso, se nessuno si dimette rinunciando a quanto pattuito o facendo il bel gesto di fare dieci passi indietro per non gravare sul bilancio del Messina, Pietro Sciotto continuerà con questo team che ha portato 11 punti in 19 partite con 14 sconfitte, di cui 9 su 9 gare in trasferta, 3 vittorie e 2 pareggi ottenuti in un “Franco Scoglio” sempre più deserto. E vengono i brividi a pensare che una eventuale “rivoluzione” possa essere gestita dagli stessi uomini usciti tra i fischi e gli improperi degli inviperiti tifosi biancoscudati alla fine della partita contro il Taranto.
IL CAMPO SENZA SCAMPO - Sì, perché ieri c’è stata anche una partita, pur se di calcio se n’è visto pochissimo e tutto, occorre riconoscerlo, per merito degli uomini guidati in panchina da Eziolino Capuano, esultante in modo rabbioso dopo il 90’, ma, siamo sicuri, non per spirito di rivalsa nei confronti di una piazza nella quale non è riuscito ad incidere perché non era il tipo di allenatore adatto alla rosa del Messina nella scorsa stagione. Stesso problema riscontrato con mister Gaetano Auteri (voto 3,5), totalmente avulso dalla realtà ormai da settimane, che si trascina tra la panchina e gli spogliatoi dei campi di serie C come un attore di teatro senza stimoli se non quello di sbarcare il lunario al tramonto di una carriera dignitosa.
Spiace dirlo, ma le dimissioni senza condizioni riscatterebbero la sua reputazione in questa stagione, anche se bisogna comunque rispettare le scelte personali di chi è pur sempre un professionista nel mondo del calcio. La squadra non lo segue e già questo basterebbe come motivo di esonero, forse comunicazione attesa dallo stesso Auteri come una vera liberazione, che, però, non arriverà mai, a meno di clamorose novità sul fronte societario o dell’ennesimo cambio di rotta improvviso del patron Sciotto.
Le prestazioni dei singoli sono di una disarmante mediocrità, a partire dal portiere Lewandowski (4,5) colpevole in occasione del colpo di testa scoccato da Tommasini che si lascia scappare senza quasi opporre resistenza. Poi il polacco si esibisce solo in uscite alte su cross abbastanza leggibili, ma diciamo che il carattere non è tra le doti di questo estremo difensore quasi costretto, anche lui, a restare in riva allo Stretto. La difesa a 4 sbanda non appena viene messa minimamente sotto pressione nel primo quarto di gara, prendendo due gol ma rischiandone almeno altrettanti contro una squadra per nulla trascendentale. Konate (4) sembra catapultato in campo non si sa da quale pianeta, Berto (4) si rifugia in fallo laterale al primo accenno di pressing avversario, Trasciani (4) pattina sul terreno insidioso, mentre l’unico che cerca di scuotersi sembra Versienti (5) pur sembrando, per gran parte della gara, un impiegato del catasto a cui si chiede di fare il barista ad Ibiza, ma preferisce non lasciare il posto fisso. Il gol segnato con un bellissimo tiro a giro rompe il digiuno in attacco giallorosso che durava dal 20 novembre, ma non basta a regalare nemmeno l’illusione del pareggio nei pochi minuti restanti.
Il centrocampo del Messina farebbe arrabbiare anche un monaco tibetano dedito alla meditazione, perché davvero non ne indovina una nemmeno per sbaglio. Marino (4) ormai appare rassegnato alla sua seconda retrocessione consecutiva, perde palloni ingenui e non ci mette nemmeno mezzo grammo di grinta. Mallamo (4,5) si smarrisce in giocate pretenziose o nel classico bicchiere d’acqua, mentre Fofana (4) stenta a fare il compitino da prima elementare e sembra non vedere l’ora di andare sotto la doccia, pur essendo l’unico a giocare fino al 93’, visto che l’allenatore biancoscudato fa entrare Napoletano (4,5) e Fiorani (sv) al posto dei suoi compagni di reparto. Il primo, addirittura, gioca un tempo intero senza dare segni della sua presenza, l’altro ci prova ma si vede che non ce la fa nemmeno a correre, figuriamoci ad incidere nella fase finale di un match già deciso dopo mezz’ora.
Ancora una volta, la prestazione dell’attacco è sconcertante, anche se già in agosto, guardando gli allenamenti alla Cittadella Universitaria, appariva abbastanza evidente l’assenza di almeno un elemento in grado di tirare verso la porta sui 7 teoricamente in organico. Grillo (4) si esibisce in un’altra messinscena nella quale trotterella per il campo mimando dribbling a se stesso sistematicamente finiti con palloni persi o, al massimo, passati indietro ad un compagno. Catania (4,5) dalla parte opposta, slalomeggia toccando la sfera con la suola ma, al momento del dunque, non riesce né a mettere al centro un cross decente, men che meno a mettere in ansia il portiere avversario, se non sulla punizione dal limite all’80’, con una botta imprendibile per Vannucchi. Ma l’ex Accademia Pavese non aveva fatto i conti con l’inflessibile signor Lovison da Padova, attentissimo nell’applicare la regola che prevede l’impossibilità di interferire con la barriera, pur non essendo stato attento a farla rispettare prima del tiro. Importa relativamente poco ai fini del risultato finale, però arriva l’ulteriore conferma che “il cane morde sempre il poveretto”, traducendo un detto antico delle nostre parti.
Per mantenere senza gol il proprio attacco, Auteri ha anche la bellissima idea di sostituire, nell’intervallo, Ngombo (5,5), unico a mostrare almeno i segnali di base dell’attaccante, con Zuppel (4,5) che, in perfetta linea con l’andamento della stagione, si guarda bene dal dare preoccupazioni alla munita difesa ospite. Un quarto d’ora viene concesso anche a Iannone (sv) al posto di Grillo, ma i ricami inutili con il pallone dell’ex Paganese (guarda un po’, un altro retrocesso pescato dal ds Pitino sul mercato estivo!) resteranno nella memoria dei pochi irriducibili ancora con l’animo di seguire questa squadra.
Finito il girone di andata, come se non bastasse, il tifoso biancoscudato dovrà ancora attendere prima della sosta, perché venerdì prossimo ci sarà un altro impegno di campionato, contro l’unica compagine ancora non totalmente arresa allo strapotere imposto dal Catanzaro. Infatti, ci sarà da fare visita al Crotone, non proprio un cliente ideale per sfatare il tabù trasferta anche se, proprio all’”Ezio Scida”, il Messina colse l’unico pareggio fuori casa della stagione, seppure in Coppa Italia. Ma Babbo Natale e la Befana, in genere, non fanno i regali ai bambini cattivi…
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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