La nostra top ten #4: in giro per l'Italia e a piedi fino a Giostra

Dieci partite del Messina ciascuno per provare a spiegare come si è alimentata la passione per il pallone cittadino. Il viaggio di Mnp prosegue oggi con le scelte di Emanuele Rigano
22.04.2020 22:58 di MNP Redazione Twitter:    Vedi letture
La nostra top ten #4: in giro per l'Italia e a piedi fino a Giostra

Nove trasferte e una sola partita in casa. Cinque vittorie, quattro sconfitte e un pareggio. In sintesi, la “best of” del Messina dei ricordi del fondatore del nostro sito Emanuele Rigano, oggi redattore della Gazzetta del Sud

10) 14 dicembre1997, Rende-Messina 1-4
Una partita che non dirà niente a tanti, la mia prima vera trasferta lontano dalla Sicilia a seguito del Messina. Ricordo la macchina con Vittorio, mio padre e Memme con il suo immancabile cappellino GGR con la visiera. Abbiamo chiesto indicazioni ad un anziano che, dirigendosi verso tale farmacia "Stumpo", sputò inavvertitamente sul vetro della macchina. Qualche pietrata tra primo e secondo tempo, nella ripresa il gol di Nunzio La Torre che per me fu una specie di primo orgasmo adolescenziale.

9) 27 maggio 2001, Ascoli-Messina 1-0
Reduci dalla batosta di Avellino, ma vogliosissimi di non mollare. Trasferta in macchina con tappa intermedia a Roma, ci divertiamo perché il Messina per noi è più di una squadra di calcio. Torino dopo il rigore sbagliato in Campania non è in campo, per me che vedevo in Vittorio l'eroe buono della mia adolescenza, è un dolore assurdo. C'è Sergio Campolo con la sua maglia, ma viene espulso prima del gol dei bianconeri su rigore. Gli spalti del “Del Duca” sembrano troppo simili a quelli del “Partenio”. Prima di viaggiare alla volta di casa, in un bar, scambiamo qualche parole un tifoso avversario. “Siete troppo forti, andrete in finale”. Noi siamo spaesati, alla fine avrà ragione lui.

8) 8 marzo 2009, Castiglione-Messina 1-2
L'ultima partita prima dell'asta per la cessione del ramo d'azienda che portò al saluto definitivo dell'Fc Messina come lo avevamo conosciuto negli anni d'oro. Non sapevamo cosa sarebbe accaduto a Palazzo Piacentini, ma tutti i presenti nel campo in sintetico ai piedi dell'Etna sapevano quanto di bello e indissolubile ci avrebbe legato a quegli anni. Sbalzati dalle stelle alle stalle, ma il nostro amore era assolutamente intatto e irrefrenabille. Una settimana intera di appelli, ai quali nel mio piccolo contribuì. La decidono Ancione dal dischetto e Micheli in tuffo, proprio sotto il nostro settore che esplode. Al ritorno, lasciando il paese, distrussero la fiancata della mia auto con una pietrata lanciata da un'altra auto in transito

7) 3 ottobre 2010, Marsala-Messina 0-1
La ricordo con grande piacere perché fu la mia prima radiocronaca del Messina. Un'altra partita qualunque per tanti, speciale per me. Partii in macchina da solo, tornai con Urso che all'epoca giocava nel Marsala. Primi secondi tentennanti, poi mi sentii a casa come quando coi Lego giocavo in balcone immaginando sul marmo della finestra un campo di calcio e raccontando, come se davanti avessi un microfono, le giocate di Protti-gol, Limetti, Dolcetti o Ciro Muro. Quella postazione, oltre al gol sul finale di Cocuzza, mi regalò l'emozione di un'esperienza che sognavo da bambino e l'amicizia di due persone straordinarie. Una che purtroppo non c'è più, Reno. L'altra è Pietro. 

6) 14 maggio 2006, Palermo-Messina 1-0
Sembrano lontanissimi gli anni in cui, con un 1-2 in rimonta, abbattevamo i rosanero sotto i colpi di Torino e Godeas. Quella per me è la partita più spettacolare, bella ed emozionante del Messina a cui abbia mai assistito, ma contro il Palermo alla “Favorita”, che mi ha lasciato qualcosa davvero dentro, ne devo scegliere un'altra. Già retrocessi in Serie B, ma la missione in quella partita era un'altra. Onorare la storia del gruppo organizzato di cui ho fatto fedelmente parte, i “Rebels 1997”. Si era già deciso da qualche settimana che l'avventura sarebbe finita dopo dieci anni. Ma quel vessillo sarebbe stato appeso fino all'ultima giornata, in segno di legame indissolubile. Ricordo uno scatto storico, quello allegato a questo articolo: sono con il mio amico “l'irlandese”, Christian e Carlo. Siamo partiti dallo Stretto in ritardo, entrati allo stadio Barbera al 30' del primo tempo e andati via intorno al 15' della ripresa. Il risultato non contava, contava solo esserci.

5) 6 dicembre 2002, Cosenza-Messina 3-3
Freddo gelido, tempo da neve. Partita dalle emozioni assurde. In quell'epoca oltre ad iniziare a scrivere, accettavo qualsiasi lavoro, anche i più assurdi per pagarmi le spese universitarie e passarmi qualche piacere senza chiedere nulla di più di quanto la mia famiglia potesse. Accetto dunque l'accordo di mio “cugino” Francesco: andiamo a Cosenza, montiamo degli scaffali nella redazione locale della Gazzetta del Sud e poi ci vediamo la partita. Come dire no? Piano accordato e rispettato. Probabilmente nessuno dei miei attuali colleghi sa che, quegli scaffali li ho montati io ormai tanti anni fa. Allo stadio io e Franco siamo i primi ad entrare e veniamo bersagliati da fischi clamorosi. Ricordo ancora che indossavo un cappotto interamente bianco della Nike, qualcuno dalla curva più vicina al settore ospiti mi urlava qualcosa tipo “padda i nivi”. La partita è bella e divertente, ricordo come se fosse ieri quella squadra allenata da Oddo, le invenzioni di Iannuzzi e Sullo, i cross di Vicari, la tripletta di Zampagna e i gesti tutt'altro che educati nei confronti del suo ex pubblico. Torniamo a casa soddisfatti, ma dormirò solo qualche ora. La mattina seguente alle 8, con partenza da piazza Castronovo, avevo l'esame di guida per la patente al quale ero totalmente impreparato, con sole due prove pratiche all'attivo. Giovedì mi era stato comunicato che, per un errore tecnico, invece di avere inserito un mio omonimo alla sessione delle prove scritte, era stato inserito io nella sessione di prove pratiche. Per la cronaca, ce l'ho fatta. A Cosenza ci tornerò poi praticamente in tutte le altre occasioni possibili. E quando questo non sarà possibile (7 aprile 2012), magari si organizza, grazie al supporto di Lello Manfredi, dirette collettive al Cinema “Apollo”

4) 23 settembre 2012, Ribera-Messina 3-0
Una bruttissima sconfitta lungo il cammino della ri-rinascita. Se ci penso, ricordo ancora quanto era buona quella pasta al forno mangiata con Vucho e Jack in una (apparentemente) insignificante panchina, che però era il simbolo di un esserci, di un'amicizia, di una storia che ogni giorno si riempiva di attimi indimenticabili. Il risultato non conta nulla, nel secondo tempo un unico coro fiero e senza un attimo di esitazione, riecheggia su tutta la provincia di Agrigento e non cesserà neppure quando l'intero settore giallorosso si porterà fuori da quel campo troppo piccolo per contenere l'enorme senso di appartenenza che ci travolgeva. Sconfitti, ma fieri di essere lì dove il destino ci recriminava  

3) 22 settembre 2004, Milan-Messina 1-2
Amante (perché la zita sarà sempre il Messina) del Milan fin da piccolo, faccio il mio esordio assoluto nel tempio di San Siro proprio nel settore ospiti. Sul treno assieme a me ci sono Antonio e Marco, compagnetto del cuore dell'asilo trasferito al nord che non vedevo da oltre 10 anni. Raccontare cosa accadde al Meazza sul rettangolo di gioco quella notte credo sia inutile. Di fronte nonostante avessi campioni pazzeschi che adoravo e avevo visto solo in tv, su tutti Kakà, per me non erano niente di più che calciatori del Foggia. Ricordo ogni cosa fin quando non misi i piedi di nuovo fuori dallo stadio. Poi crollai e mi risvegliai solo il giorno dopo alla stazione di Lamezia. Incredibile

2) 18 aprile 2007, Reggina-Messina 3-1
Sarebbe troppo “facile” pensare a tutti i derby vinti, a cominciare dal primo straordinario disputato in Serie A. Effettivamente meraviglioso, come quel saluto tra gli eroi di quella giornata e il grande “esercito” di chi era rimasto a casa che li aspettava per fare festa alla rada San Francesco. Due anni dopo, c'erano solo lacrime e silenzi, ma in quel momento più di tanti altri ho capito quanto mi sentissi messinese. Quanto nessuna sconfitta e umiliazione, nemmeno quelle di Lecce, Avellino e questa, avrebbero mai potuto mettere in discussione quel legame. Dentro c'era il fuoco, il rammarico, il senso di impotenza. Ma anche la grande voglia di non mollare e continuare a lottare per un bene comune

1) 5 giugno 2004, Messina-Como 3-0
Unica partita in casa in questa “top ten”, simbolo di tutti quegli anni memorabili vissuti al Celeste. Momento chiave di una lunga scalata, dalla quale nel bene e nel male poi cambiò tutto. Pensavo, ne ero quasi convinto, che da quel momento in poi non avrei mai più rivisto il Messina in via Oreto. Purtroppo mi sbagliavo, ci tornai in gare ufficiali in una delle circostanze più umilianti, le fantomatiche stracittadine che ancora oggi ci portiamo appresso. Mi fermo qui. Quel Messina-Como, mi ricorda tutta una settimana a caccia di biglietti che molti non trovarono e si dovettero accontentare di seguire la storia a piazza Duomo. Io invece c'ero, fiero del mio abbonamento, con il “solito” Franco accanto e con tutte le nostre fissazioni. La barretta di cioccolata comprata sempre allo stesso posto, il gradino preciso e l'angolatura dove posizionarci. Tutto doveva essere perfetto, per non permettere alla scaramanzia di giocarci scherzi. Ma posso credere che non vinciamo? Quella volta avevamo esagerato. Macchina lasciata dall'altra parte della città e arriviamo al campo con un passaggio. Il motivo è semplice, avevamo promesso mesi prima a noi stessi che se fossimo saliti nel paradiso calcistico, saremmo tornati a piedi fino a casa, a Tremonti. Con tappa obbligata a mangiare le pepite di pollo del Pk, cosa che facevamo dopo la partita ad ogni vittoria. Quando “Re Artù” Di Napoli si rivolge verso la tribuna simulando lo sterzo dell'auto, quando l'intero stadio per la prima volta inizia a gridare come una liberazione “Serie A”, Franco mi guarda e inizia a piangere. Mi chiede è vero? Rispondo sì, lo abbraccio e inizio a piangere anch'io. Lì abbiamo capito che ci sarebbe stato molto da camminare, per tutta la notte.

SPECIAL TRACK - Ho riportato le prime dieci partite che mi sono venute in mente di getto, sicuramente ho tralasciato per strada le prime volte al Celeste con mio padre in Curva Nord nella stagione 90-91 e quella balaustra su cui facevo le piroette. Poi il fallimento e la mia prima “tornata” in D quando per non farci mancare nulla seguivamo As, Peloro e pure il Camaro il sabato. I "protocolli" di mio padre con frasi standard su Massimino, Busetta, Aldo il portiere o altri. Un ragazzino che poi non avremmo più visto che per due anni vedeva tutte le partite con noi. Gli amici, il muretto, le birre, le cene, le riunioni, le bandiere, le sciarpe. Ho dovuto saltare molte altre trasferte memorabili, dalle grandi città ai paesini impronunciabili, che non sono solo luoghi ma anche frammenti e amicizie. Come quella volta con Rosaria in mezzo alle pecore di Capriati a Volturno, o tornando da Caltanissetta con Giovanni e altri per una gara di Coppa Italia quando stava per finirci addosso un tir, o ancora quando a Treviso con il solito Jack dopo avere bevuto troppe grappe per ripararci dal freddo rischiavamo di perderci la partita, o ancora a Rossano quando con Giovanni e Lillo usammo come tribuna stampa un banco di scuola. Poi le lunghe attese per le partite della domenica, il tempo trascorso a seguire le trasmissioni in tv, dalle emittenti nazionali a quelle messinesi, catanesi con Gino Mauro su Sala Stampa di Antenna Sicilia e Alessandro Amato su Tgs. Tutto questo, un amore sopito ma ben custodito, macchiato ma sicuramente indelebile, è fatto di attimi, persone e trascorsi dentro e fuori dal campo. Ne voglio ricordare simbolicamente due. La volta che, a proposito di maratone impossibili, attraversai di fatto tutta la città a piedi per non perdermi la presentazione di Ciccio Grabbi nella palestra del “Celeste”. Mi sembrava un sogno. E per quel sogno dovevo dire grazie ad una persona: Emanuele Aliotta. Il “presidente”, come ogni squadra di calcio meriterebbe di avere, con pregi e difetti ma vero. Avevo da poco raggiunto la laurea triennale, i miei genitori mi regalarono tre giorni di vacanza in una struttura ad Erice. Arrivai il venerdì mattina, ma arrivò la notizia della sua morte. Nonostante quei tre giorni di riposo fossero molto attesi e forse anche meritati, sabato presi la macchina, tutta una tirata fino a Messina. Un'ora di funerale, poi di nuovo ad Erice. Fino a domenica pomeriggio. La mia famiglia, di quanto accaduto, lo scoprirà solo leggendo questo articolo. Con sincerità non so se oggi lo rifarei, ma in quel momento non mi sarei mai perdonato di non aver detto grazie all'uomo capace di dare forma a tutti i miei sogni calcistici.