Celebrare il secondo 0-0 quando hai l’obbligo di fare almeno 18-19 punti per salvarti, in undici partite rimaste, può sembrare paradossale, ma la gara di ieri del Messina a Benevento alimenta il sentimento comune improntato alla fiducia, nato nel momento in cui si è palesato Simone Banchieri (voto 7 per la gestione della gara al “Vigorito”), ma soprattutto la vita quotidiana del gruppo squadra e le scelte strategiche sono state dettate esclusivamente dall’esigenza di mantenere la categoria.
ALIMENTARE LA FIDUCIA - Un focus assolutamente prioritario che ha guidato anche tutti i 90’ più recupero del match contro i sanniti, concedendo solo pochissimo a una squadra come il Benevento, attrezzata per vincere il campionato, approcciatasi a questo impegno con la necessità di vincere per limitare i danni di una crisi tecnica e motivazionale esplosa prima e confermatasi dopo l’esonero di Auteri. L’atteggiamento dei 16 calciatori impiegati è stato improntato ad una abnegazione totale, combinando forza fisica, attenzione e agonismo, con l’unica pecca di non essere stati cinici nelle situazioni in cui si poteva approfittare delle distrazioni ed errori commessi dai padroni di casa, ma è anche mancata un pizzico di fortuna per potere a termine un colpo fondamentale nella costruzione del bottino di punti indispensabile alla salvezza.
FERITI E CONTENTI - Emblematica la foto pubblicata sui social del Messina, che ritrae due tra i migliori in campo, a fine gara, con, sul volto, i segni della battaglia agonistica e, quindi, la valutazione dei singoli parte da loro.
Crimi (8) esprime in toto la voglia di salvezza e riscatto dei messinesi realmente attaccati in modo viscerale a questa maglia. Il primo a forzare il pressing sugli avversari, recuperando palloni e sporcando linee di passaggio in tutte le zone del campo, ma anche pronto a lanciarsi in area avversaria sui calci da fermo o sulle respinte, come all’80’ sul tiro di Garofalo che, con l’aiuto della buona sorte, sarebbe schizzato nella disponibilità dell’inesauribile Marco.
Petrucci (7) dimostra che, in un contesto diverso, ai limiti di tenuta fisica si può sopperire con lo spirito di sacrificio e il ricorso al proprio enorme bagaglio di esperienza, perché, pur sfinito, non molla di un centimetro fino all’ultimo istante di gara. Probabilmente, senza l’extra sostituzione spesa con Chiarella (sv., per lui le parole di incoraggiamento del mister), sarebbe entrato al posto suo Anzelmo, che, comunque, avrà altre possibilità di rendersi utile, con la sua voglia di emergere, nelle prossime giornate.
Non a caso, il terzo tra i migliori in campo nel Messina è l’elemento che completa il centrocampo, visto che, da quando esiste il calcio, questo è il reparto fondamentale per portare a casa i risultati.
Garofalo (7,5) conferma la sua metamorfosi dal cambio di guida tecnica e societaria sommando la quantità della corsa instancabile a sostegno dei compagni alla capacità di inserirsi per tentare la sortita offensiva, producendo le due conclusioni più pericolose verso la porta di Nunziante, uno dei portieri più promettenti in terza serie. C’è poi il rammarico del colpo di testa su uno dei tre corner di marca biancoscudata nei minuti di recupero, ma Garofalo porta lo stesso ampiamente a casa la pagnotta.
Altro elemento che cresce a vista d’occhio è Gelli (7), bravo nel mettere il fisico quando serve (splendida la chiusura del primo tempo su Lanini al limite dell’area), ma anche essenziale in marcatura e dotato tecnicamente con la palla tra i piedi. Potenzialmente pericoloso un suo calcio di punizione nella prima frazione di gioco, deviato dalla barriera.
Nel reparto arretrato, sollecitato dalla pressione del Benevento in qualche momento della gara ma sempre compatto anche per l’aiuto collettivo, prestazioni di buon livello anche da parte di Krapikas (6,5) decisivo in occasione del tiro di Acampora a inizio ripresa, Dumbravanu (6,5) essenziale e preciso in copertura, prezioso nel cercare la profondità con il suo sinistro educato, Gyamfi (6,5) più a suo agio sulla destra rispetto al secondo tempo trascorso sulla fascia opposta, quando Haveri (6), fino ad allora abbastanza sul pezzo, viene sostituito da Lia (5) apparso ancora impreciso e incerto, lontano dagli standard mostrati soprattutto nella scorsa stagione. In una gara prevalentemente di contenimento, l’attacco è stato sacrificato, ma comunque le prestazioni dei singoli non sono state mortificate in modo eccessivo.
Vicario (6,5) alterna buone giocate a timidezza nel concludere o rifinire l’azione, Tordini (6) resta sempre nella sfera del “vorrei ma non posso”, Costantino (6,5) merita mezzo punto in più per l’enorme lavoro fisico di difesa del pallone e sponda, pur senza mai arrivare alla conclusione.
Già detto di Lia e dello sfortunato Chiarella, l’apporto dalla panchina non è determinante per vincere la gara, ma importante per mantenere il risultato positivo, in quanto tutti coloro i quali vengono chiamati in campo, danno il loro contributo con l’atteggiamento giusto. Luciani (6) non fa mancare lo stesso apporto di chi ha sostituito al centro dell’attacco, Ingrosso (6) spende un fallo da cartellino giallo per impedire una ripartenza e si impegna anche nella battuta dei calci da fermo durante l’ultima fase della partita, De Sena (6) si sacrifica nel lavoro oscuro di pressing sui difensori avversari. Complessivamente, quindi, una prova volitiva e produttiva che lascia intatte le speranze di conquistare l’obiettivo finale, anche se, nelle prossime 5 giornate, bisognerà affrontare avversari di medio-alta classifica (Trapani, Monopoli, Avellino e Catania) e una immediatamente sopra la zona salvezza (Cavese) e occorrerà fare comunque punti per continuare la rimonta. Servirà, quindi, il massimo sforzo ed apporto da parte di tutte le componenti, incluso il pubblico che dovrà sostenere, in casa e fuori, questa squadra che sembra meritare il massimo appoggio.
Autore: Davide Mangiapane / Twitter: @davidemangiapa
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