Il Palermo ha vinto la Serie D 2019/2020 con sette punti di vantaggio a otto giornate dalla fine. Gap recuperabile, non facilmente, ma la matematica diceva questo prima della cristallizzazione della classifica, extrema ratio utilizzata dalla Lega Nazionale Dilettanti per chiudere un campionato altresì impossibile da portare a termine.
PERCHÉ È SUCCESSO - Erano altri tempi, sebbene si parli solo di un anno fa: il Covid-19 era ancora perlopiù chiamato Coronavirus, e l'impatto sulla vita (figurarsi nello sport) era stato devastante. La decisione della Lega è stata ufficializzata il 20 maggio del 2020, bisogna dire con poche voci contrarie: la voglia di giocare c'era, ma i rischi erano decisamente troppi per proseguire in quarta serie. Dal 20 maggio 2020 però sono passati tredici mesi in cui abbiamo imparato a convivere meglio con la pandemia, con dei limiti dolorosi ma perlopiù necessari, e prova ne è il fatto che la gran parte dei campionati è ripartita a settembre.
COSA È CAMBIATO - La Lega Nazionale Dilettanti prima della ripartenza stila un protocollo per far iniziaare le cosiddette serie minori: si ricomincia con quasi tutti i tornei, eccezion fatta per la Terza categoria a livello calcistico maschile. Tutto bene sì, ma per meno di due mesi: a metà ottobre vengono sospesi (inizialmente per un paio di settimane) i campionati dall'Eccellenza in giù, mentre la Serie D, riscontrata la valenza nazionale, ha via libera per proseguire a giocare anche se a porte chiuse. Provvedimento che a inizio novembre comunque salta, e anche la quarta serie è costretta a fermarsi per poter riallineare il campionato (che contava già un altissimo numero di gare, 91, da recuperare), spostando la ripartenza ufficiale a inizio dicembre. Viene intanto stilato un nuovo protocollo per contenere l'emergenza e cercare di assimilare anche la D per quanto possibile al professionismo, e quindi si riparte.
PROTOCOLLO ZERO - Si riparte senza costrutto: nel girone I, quello a noi più vicino, la prima giornata senza rinvii causa Covid è la prima di ritorno, il 21 febbraio, a un girone esatto di distanza dall'ultima che aveva visto scendere in campo tutte le compagini del torneo; alcune squadre non scendono campo per settimane e questo fattore non può che influire anche sul rendimento in campionato. I vari focolai colpiscono a turno quasi tutte le squadre, fortunatamente senza conseguenza alcuna, ma il ritmo del torneo è inesistente e la LND va avanti a piccole pause, quasi colpi di tosse, per tamponare con i vari recuperi. Per intenderci ancora meglio: le gare che si giocheranno oggi nel primo calendario erano previste per il 9 maggio per poi essere spostate al 6 giugno, poi ancora al 16 e ora chissà. Con tutte le conseguenze del caso che non possono non inficiare sulla regolarità del torneo: come si può pensare che una squadra senza più obiettivi (a proposito, ancora da decriptare l'eliminazione dei playout) si possa allenare costantemente per giocare a luglio? Sicuramente ci sarà chi lo farà, ma l'estate al sud è calda, molto calda, e già giocare a metà maggio è stato traumatico (a Gagliano Castelferrato il 23 maggio c'erano trenta gradi), figurarsi arrivare alle soglie di luglio. Senza contare i problemi logistici: anche i calciatori hanno famiglia, e verosimilmente contratti di locazione in essere stilati quando la data finale del torneo era prevista per il 16 maggio—tutte situazioni a corollario di un quadro generale in cui sembra non ci si renda conto di quanto possa essere estenuante un torneo così lungo.
COME L'ANNO SCORSO? - Dicevamo in apertura dello scorso torneo, di come il Palermo abbia vinto un campionato con la classifica cristallizzata. Allora era necessario perché non si capiva bene come poter porre rimedio, e la Lega prese la decisione più saggia. Adesso, tredici mesi dopo, cristallizzare la classifica significherebbe per il potere decisionale ammettere il fallimento dei loro protocolli, anche se il calendario dell'ultimo mese nel girone I è un facile indizio in tal senso: campionato sospeso per tre settimane con dieci recuperi da giocare, per condensare tutto il finale in sette giorni, poi ridotti, lunedì scorso, deliberatamente a sei causa Italia-Galles (programmata per domenica 20 già nel giugno 2020, quindi non certo una breaking news). Un caos totale che ancora non accenna a diminuire e di cui ancora non si vede la fine, perché in tredici mesi sembra che sia cambiato davvero poco, o forse nulla. E questo non può che pesare su chi avrebbe dovuto regolamentare lo svolgimento di un campionato in cui è ancora legittimo parlare di cristallizzazione della classifica a una giornata e mezzo dalla fine in un girone, mentre in altri tra poche ore inizieranno i playoff. Comunque vada, è stata senza mezzi termini una gestione assolutamente inadeguata e, purtroppo, tristemente fallimentare.
Autore: Gregorio Parisi / Twitter: @wikigreg
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