La nostra top ten #5: Non era una donna, ma era tutto per me

Dieci partite del Messina ciascuno per provare a spiegare come si è alimentata la passione per il pallone cittadino. Il viaggio di Mnp prosegue oggi con le scelte di Antonio Billè
25.04.2020 10:41 di Antonio Billè Twitter:    Vedi letture
Cosenza-Messina, 09/12/2012
Cosenza-Messina, 09/12/2012

È il 2001, ho 17 anni e sono innamorato. Del Messina, perché di ragazze neanche a parlarne. È l’anno calcistico perfetto o quasi e per questo non può essere inserito in una top ten. È oltre, è qualcosa che trascende il semplice tifo e il vivere per quello che accadrà la domenica. Per questo dominerebbe a mani basse. Il 2-0 al Savoia, ogni singola magia di Buonocore, la trasferta di Palermo, la città blindata per la partita con il Catania, i gol di Ciccio Marra al Cibali, la frana verso Avellino, il fallo di La Grotteria e l’1-0 di Godeas, il rigore di Sasà che non ho guardato, il volo di Mimmo. Vittorio Torino. Poi a fine giugno mi bocceranno pure, ma almeno sono andato in Serie B. E mi salva in tutti i sensi perché, parafrasando The english game, “Il gioco nutre l’anima quando non c’è altro nella vita che possa farlo”.

E poi “il problema” è che non è tutto qui. Scegliere dieci partite in circa 25 anni di stadio: più difficile di quando ti chiedono se vuoi più bene a mamma o a papà. Perché, in fondo, quello lo sai.

10. 14 gennaio 1995 - Milazzo-Messina 2-1
La prima trasferta, anche se considerare Milazzo una trasferta, ora, fa un po’ sorridere. Però ho compiuto 11 anni da due settimane e vivo più o meno la stessa emozione di quando entrerò per la prima volta a San Siro 9 anni dopo. Con me e mio padre c’è Giovanni, compagno di banco, amico, fratello di infanzia. Il Grotta Polifemo è ancora in terra battuta e la tribuna coperta è divisa in due, da una parte i milazzesi, dall’altra i messinesi. Mio padre sbaglia lato e il primo tempo lo vediamo con i milazzesi: “Non fiatiamo”. Nino De Luca è una sentenza su punizione e io posso solo stringere il pugnetto. Nel secondo tempo andiamo dalla parte giusta, ma Campo e Romeo ci ribaltano proprio alla fine. La gente canta senza sosta: “Perché continuano a tifare così se abbiamo perso?” chiedo. La risposta è tutta in quel nutrimento dell’anima.

9. 24 novembre 2002 - Messina-Bari 2-2
Nessun ricordo particolare, ma quel Messina di Franco Oddo è quanto di più eccitante abbia mai visto tra Celeste e San Filippo. E in questa partita c’è l’azione di squadra più bella che io possa ricordare: Zampagna, Sullo, Vicari e Princivalli con il destro a giro sotto l’incrocio. Poi Zampagna fa pure 2-1, ma il Bari e De Rosa, come l’anno prima, ci puniscono sempre al 90’.

8. 12 maggio 2002 - Messina-Cittadella 3-1
Se immagino il mio personalissimo pantheon del Messina calcio, in cima non può che esserci Sasà Sullo. Con quella faccia da sollevatore di polemiche è stato un calciatore, un uomo, un professionista esemplare. Ovviamente contestato dagli intenditori. Sotto il diluvio universale decide con una tripletta una delle partite più importanti della stagione. Ma il migliore in campo è Gigi Corino. Senza giocare. Ghirardello ricorderà.

7. 18 aprile 2004 - Messina-Venezia 2-1
La magica partita di Bari con Gli amici del ’60. Non ho mai riso così tanto in un viaggio per una trasferta, tra il “feto di coccodrillo morto” e l’indimenticabile telefonata a casa del papà di Lele. Quella partita non si vince perché Mutti fa entrare Di Napoli, ma per il cambio modulo che operiamo noi sui gradoni: “Pisella non ti muovere da quel cazzo di scalino, neanche ora che stiamo vincendo”. Ah, poi Soviero impazzisce, ma con i fumogeni non si vede nulla. Solo sul pullman sapremo cos’è successo. La meraviglia del mondo senza social.

6. 9 dicembre 2012 - Cosenza-Messina 3-2
L’ultima trasferta in un settore ospiti. Tra le più belle perché fatta con grandi amici e perché, nonostante quella storia, spesso retorica, del risultato che non conta, in campo serve che ci siano risposte adeguate al sacrificio della curva. E quella partita, pur persa contro la diretta rivale, ti dà la certezza che il campionato lo vincerai tu. E così sarà. Al 3-2 di Corona è come se stessimo vincendo: lì l’anima è uscita fuori, ha esultato con tutta sé stessa.

5. 24 ottobre 2015 - Messina-Lupa Castelli Romani 1-0
L’unica da giornalista in questa top ten, perché con il primo posto solitario in LegaPro racconta il punto più alto raggiunto in questi ultimi dieci e passa anni. Eppure anche dalla tribuna stampa non mancano emozioni, amicizie e aneddoti. I gol allo scadere di Fornito con il Foggia e Corona con il Savoia; le trasferte con Furrer, Giusi, Ciccio e Ale; Pedro; la mia domanda in conferenza e il selfie di Ciciretti; il silenzio irreale dopo quel playout; Reno. Quella partita con la Lupa Castelli è l’apice dell’illusione: la decide Salvemini, ci sono 7000 tifosi di sabato sera. Gloria effimera.

4. 18 aprile 2007 - Reggina-Messina 3-1
Si può stare seduti per novanta minuti nel settore ospiti del Granillo? Si, se non ti senti rappresentato. Ma l’anima esige nutrimento costante e la maglia è l’unica cosa che conta. Quindi, presente con Cosimo, l’amico-fratello di questa parte di vita e con pochi altri tifosi per lo sciopero dei club organizzati. Riganò pareggia su rigore, porta le mani alle orecchie sotto la loro curva. In una giornata normale sarebbe un momento esaltazione totale, oggi c’è solo indifferenza. Come quella che i giocatori rivolgono a noi dopo l’ennesima disfatta.

3. 5 giugno 2004 - Messina-Como 3-0
Notte in bianco. Offside ha finito le magliette, resterà uno dei più grandi rimpianti di quella stagione. La mattina ho un seminario, una lezione o qualcosa di non meglio precisato all’università, proprio accanto il Royal. Entrerò in ritardo, devo fare le foto con i giocatori e con il mister. Poi brucerò il primo hard disk della mia vita (senza copie di backup, peculiarità che mi porto ancora dietro) e quelle foto spariranno. Il Celeste è qualcosa di magnifico e me lo godo a pieno perché immagino che sarà la sua ultima partita. Non sarà così. Dopo dieci minuti non abbiamo ancora segnato, chiedo aiuto a Sullo, sono già stanco e mi piego sulle ginocchia, l’omino con le scarpe gialle mi tira su: “Cantamu”. Ha ragione, cantamu. Al gol di Arturo sto abbracciando chiunque, al terzo di Parisi non si capisce più dove finiscano le lacrime e dove inizi io. Cosimo parcheggerà sul Viale Europa, gireremo tutta la città prima a piedi e poi in macchina con me fuori dallo sportello e sventolare fiero la mia bandiera. Messina non è mai stata così bella e io non sono mai stato così felice. Il lunedì ho un esame di non so cosa e non ho un briciolo di voce.

2. 22 settembre 2004 - Milan-Messina 1-2
È una di quelle date indimenticabili, anche perché in quel periodo il 22 settembre è a prescindere una data speciale. Il Milan è la squadra, tra le grandi, per la quale ho sempre simpatizzato, soprattutto perché ci ha giocato gran parte dei miei giocatori preferiti. Nella cabina, in treno, c’è anche la buonanima di Santino Limonata e già questo meriterebbe un capitolo a parte. La vittoria, il gol di Giampà, l’irriverenza di Zampagnone, sapete tutti cos’è successo. Lele dirà che alla fine della partita gli ho salvato la vita. In realtà non sa quanta ne abbia regalata lui a me.

1. 14 ottobre 2001 - Messina-Palermo 2-0
Pessimismo cosmico, perché le fissazioni con il Messina non mi hanno mai abbandonato. È giornata giallorossa, io sono abbonato in Curva Nord, Cosimo nella Sud. Io trovo il biglietto, lui no e allora ne acquista uno per la Nord. Va a minare l’equilibrio e io lo odio. Ma al Celeste il Palermo non passa mai. Gutierrez fa una finta inutile, ma io indovino l'unico pronostico della mia vita: “Guarda il 2-0 Cosimo. Ronaldo. Tocco per Maradona. Oooooooooooooooohhhhhhhhhhhhhhhhhhh, lo fa, lo fa, lo faaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!” In una realtà parallela siamo ancora abbracciati in piedi su quella balaustra.